lunedì, gennaio 23, 2006

In senso assoluto

Era come essere il frammento di un'esplosione: ci si allontana, decelerando, da un centro originario, e da tutti gli altri frammenti. In testa e nello stomaco ti resta un ricordo della deflagrazione, le vibrazioni sottili come un mantra fisico. Ripetuto. Ripetuto. Ripetuto.
Punti in separazione, coordinate polari impazzite. L'avevi capito molte vite prima di me, di fronte ad un tè amaro bevuto in qualche vicolo di Tamil Nadu. Amaro era il tè, amara la conversazione; la tua mano che ciondolava stanca lasciava filtrare inevitabilmente pensieri sconfitti da tempo.
"Vorresti vendicarti?" avevi chiesto guardando altrove.
Non potevo darti una risposta che non avevo.
Tentai di schiacciare una zanzara posatasi sul mio avambraccio. Senza successo.
"Credi servirebbe a qualcosa?" incalzasti.
"No. Non lo credo. Credo che la vendetta sia un'ammissione d'impotenza, anzitutto. Ci si illude di poter riparare qualche ingranaggio di un meccanismo sdentato. Senza neanche vederlo tutto."
"Dici che la vendetta sia la nostra incapacità di accettare che il tempo scorre in una sola direzione?"
"Già. Potrebbe essere."
"E la storia sarebbe una lunga sequela di dichiarazioni di debolezza?"
"Non solo. Ma quale vendetta ha potere retroattivo? Nessuno. Ogni atto rieccheggia nell'eternità, ma solo per sè stesso."
"Ehi, che citazione."
"Adoravi il mio Russel Crowe, solo un anno fa."
"Il tempo è un abile vasaio, nel modellare l'uomo."
"E la donna?"
"Peggio ancora."
Sorriso. Riflesso. Ai tuoi piedi un trolley scolorito, che sapevo organizzato perfettamente. Nessuno spazio sprecato. Ai tuoi occhi, almeno.

Passai ore seduto lì, a guardare la fiumana di persone dai vestiti colorati passarmi davanti. Ero stupito dalla varietà, dalla disomogenità di quei figuranti. Nessuno uguale all'altro. Infiniti. Trascinati avanti e indietro da mille fili: visti dal centro dell'universo sarebbero sembrati un unico tessuto di storie, fatti, gocce di sangue, ruggine alle giunture, incubi afosi, odore di spezie, abbracci all'alba, silenzi codardi, cani randagi, aiuti sinceri, ombrelli bagnati, baci rubati, abiti da sposa dispersi, ossa consunte e sbiancate, cassetti sigillati, amplessi agognati, e sabbia e polvere e addii e ritrovamenti e e e e e.
"Perdona l'amore, se ci riesci" qualcuno mi aveva detto, anni fa. Adesso me lo ripetevo, ripetevo, ripetevo, con un senso di gratitudine di cui mai mi sarei creduto capace.

Tutto così complesso, caotico, all'apparenza.
E tutto così semplice al tocco.