mercoledì, maggio 03, 2006

House of leaves - Casa di Foglie

Spanish schoolteacher: WELL, NOW AFTER ALL THAT THINKING, WOULDN'T IT BE FINE IF WE COULD TAKE A LITTLE TRIP? WE WILL DO IT. I KNOW A GAME WE ALL LIKE TO PLAY INSIDE LA CASA -- THE HOUSE. WE WILL PLAY HIDE AND SEEK.
Daughter: I can hear myself; I'm somewhere in there....What's happening? DADDY?
Mother: Nobody's home...NOBODY'S HOME....
Father: I thought he was dead
Daughter: Where are you?
Father: Dead.
[da "Haunted", POE]


Scrivere qualcosa sul romanzo di M.Z. Danielewski, House of Leaves, è come cadere in pieno in una trappola tesa sin dalla prima pagina. E' la tentazione di voler dare una spiegazione univoca e fissata a qualcosa di enorme, sfaccettato e sfuggente. Qualcuno ha paragonato quest'opera a Moby Dick di Melville, ed in effetti la chimera dell'ossessione è un'ombra comune ai due libri - così come la grandiosità nell'intenzione degli autori. Perchè House of Leaves è un mosaico smisurato e multidimensionale di storie e narrazioni, in cui i temi più importanti per l'uomo si mescolano in un tutto inscindibile.

Nell'underground della cultura alternativa si favoleggia da tempo di un film/documentario raro e bizzarro, The Navidson Record. Il documentario è opera del famoso fotografo internazionale Will Navidson, e testimonia una serie di curiosi accadimenti che coinvolgono lui e la sua famiglia al trasferimento nella vecchia casa in Ash Tree Lane. Poco dopo il trasloco, che i due coniugi Will e Karen vedono come una seconda opportunità per un vita familiare più unita e solida, la famiglia scopre che la casa presenta una strana particolarità che sfida le basilari leggi della fisica: l'interno pare infatti misurare più dell'esterno. Il carattere curioso e indagatore di Navidson lo spinge ad approfondire la cosa, coinvolgendo il fratello e un professore universitario; quando, più tardi, scoprirà che la casa nasconde immensi abissi apparentemente insondabili, coinvolgerà anche una squadra di esploratori, che non basterà comunque a venire a capo del mistero. L'ossessione per l'ignoto lo porterà a rischiare tanto, forse solo la sua famiglia, forse - possibile? - qualcosa di più.

I thought you should know
Daddy died today
He closed his eyes and he left here
At 12:03
He sends his love
He wanted you to know
He isn't holding a grudge
And if you are you should let go
[da "Exploration B", POE]

L'opera più completa sull'introvabile The Navidson Record pare essere il carteggio di un tale Zampanò, vecchio intellettuale non vedente che sviscera il film riportando riferimenti di ogni tipo, dalla letteratura all'architettura, dalla mitologia alla psicologia. Il suo studio pare supportato tanto da evidenze materiali su un documentario di cui nessuno sembra conoscere niente, quanto da note e cenni completamente inventati a supporto di teorema totalmente virtuale.

Johnny Truant , giovane intellettuale dedito alla cultura alternativa, al sesso occasionale e alla sperimentazione di stupefacenti viene casualmente (ma ne siamo certi?) in possesso del carteggio di Zampanò, e come Navidson con la casa, ne diventa lentamente ma inesorabilmente ossessionato. Truant diviene il nostro narratore borderline, con grande visionarietà, con un difficile passato alle spalle, e un presente se possibile ancora più incerto e irreale. Pur conscio della virtualità dell'opera dello scomparso Zampanò, Truant rimane sospeso come un equilibrista sul sottile confine che separa sanità da follia, realtà da fantasia.

Ecco,
House of Leaves è una finta seconda edizione dell'opera, diaristica ma presentata in forma non cronologica, di Johnny Truant. Confusi? Appunto.

The
House of Leaves "funziona" così. Confonde. Instilla dubbi. Paranoie. Spinge il lettore oltre il suo normale ruolo di spettatore. Il lettore diventa personaggio (ricordate La Storia Infinita?) alla ricerca di indizi tra i segreti del testo - codici, messaggi, cifrari. Perchè lo stesso rapporto con l'autore non è quello tradizionale: attraverso una narrazione e una metanarrazione stratificata, Danielewski decostruisce la figura dell'autore. Chi sta parlando in ogni pagina? Navidson? Zampanò? Truant? L'editore di Truant?
Non è un semplice gioco di scatole cinesi, perchè esiste una perversa forma di ricorsività: e se l'autore fosse Pelafina, la madre schizofrenica di Truant, che cerca disperatamente di comunicare con il figlio? E se il documentario fosse reale, e i personaggi fossero realmente esistenti nel mondo di Zampanò, o di Johnny?
E' il trionfo del post-post-modernismo. Il limite tra personaggio-scrittore-lettore è indefinito, non linerare esattamente come la scrittura e l'impaginazione.

So you say goodbye to the world and now you're floating in space?
You got no sense of nothing not even a time or a place?
Then suddenly you hear it it's the beat of your heart
And for the first time in your life you know your
life is about to start?
[da "Walk the walk", POE]

Un labirinto. La Casa delle Foglie rappresenta forse il labirinto dell'indecifrabilità del reale. Ma la Casa dei Fogli rappresenta anche come sia possibile riscrivere la realtà basandosi su riferimenti culturali differenti, visuali differenti, punti di vista mai sperimentati (sarà un caso che Zampanò fosse cieco? Che Truant si dedicasse ad allucinogeni di vario tipo?). Ma la Casa delle Partenze rappresenta anche il sacrificio che siamo disposti a fare pur di cogliere una parte anche infinitesimale di realtà ultima; in questo senso, è memorabile l'ultima scena dell'ultimo viaggio di Will Navidson dentro il labirinto della casa: solo, nel nulla, sospeso ad una pagina che brucia nel vuoto, il fotografo ci ricorda in maniera impressionante il Dr. Dave Bowman di 2001 Odissea nello Spazio, mentre fluttua verso il confine dell'universo al termine di tutta la storia.

In questo labirinto inestricabile, Danielewski riesce ad inserire una moltitudine di temi incredibilmente significativi: il senso di colpa per i nostri errori, la separazione necessaria per poter vivere consapevolmente, le difficoltà (o le impossibilità) del comunicare, il rapporto affettivo con i familiari, il senso di incompiutezza, il dovere nei confronti di sè stessi.... Tutti fili che intessono una trama che disegna un ritratto realistico dell'essere umano, nella sua interezza.

Alla labirinticità si aggiunge la grandiosità: il libro - la cui stesura ha richiesto più di 8 anni di lavoro, e le cui prime versioni sono apparse proprio su internet - è ricolmo di riferimenti bibliografici (veri e falsi), di poesie, schemi, disegni, trascrizioni di registrazioni audio, foto... Senza aggiungere che, a complemento del libro, è stato pubblicato un volumetto contenente l'epistolario della madre di Truant, Pelafina, scritto nel periodo del suo internamento (The Whalestoe Letters); e che, inoltre, la sorella di Danielewski, Ann Danielewski (in arte Poe) ha pubblicato un LP intitolato giustamente Haunted, in cui i mille temi del libro vengono trasfusi in una miscela di musica visionaria dalle molteplici influenze (dal rock alternativo dei Garbage, al pop lirico di Tori Amos).

Certo un'opera così monumentale e ambiziosa non può non avere difetti: il desiderio di sperimentazione si spinge a livello grafico e tipografico, e ai più tradizionalisti potrebbero sembrare trucchi già visti e fastidiosi; il citazionismo imperante (Borges, Pynchon, Derridda, Shakespeare, Carrol, Melville ...) può essere difficile da seguire; l'eloquio forbito di Danielewski - di cui bisogna riconoscere però la grande capacità di variazione del registro narrativo - può risultare pesante e di difficile lettura.

Impossibile da incasellare in un genere unico (horror? fantastico? intimista? psicologico?), il romanzo di Danielewski diventa un'esperienza per chiunque vi si cali, ed in questo senso - lingua permettendo - va letto in originale: l'edizione italiana a cura di Mondadori (collana Strade Blu) è carente in molti sensi, anche se va ammesso che la traduzione e l'adattamento di un simile libro è quasi impossibile. Troppe le ambiguità linguistiche, gli errori volontari, i doppi sensi e i rimandi anche fonetici all'inglese parlato. Il libro, seppur con qualche difficoltà, è reperibile in edizione paperback e vi posso assicurare che il gioco vale assolutamente la candela.

In definitiva, si potrebbero scrivere pagine e pagine su House of Leaves, e non se ne verrebbe comunque a capo: perchè scriverne, come detto prima, è cadere nell'astuta trappola dell'autore... è come entrare nel dedalo di una casa che si apre su abisso immenso e ignoto, che non finirà mai più d'attrarci.

THIS CANNOT BE ALL THAT THERE IS to life than this,
because in our confrontation with AN ENORMOUS AND cold universe,

there is something comical to the idea
that we can really impose our will on
humanity.
[da "Control", POE]

3 Comments:

At 11:29 AM, Anonymous Anonimo said...

Perbacco White, dopo mesi di latitanza, sei diventato addirittura torrenziale :D
Ma è sempre un piacere....:)

Wsim

 
At 11:46 AM, Blogger Mr.White said...

Questo post ce l'avevo in canna da almeno tre mesi: la corposità era d'obbligo.

Per il resto, mi riservo di essere volubile, incostante e inconcludente come al solito: è una prerogativa di questo blog, l'inaffidabilità.

:)

 
At 6:36 PM, Anonymous Anonimo said...

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