martedì, maggio 02, 2006

Dolls, il perduto amore di Kitano











La produzione cinematografica di Takeshi Kitano, per sua stessa ammissione, oscilla tra i film violenti e dinamici (Violent Cop, Brother) e quelli intimisti e riflessivi (L'estate di Kikujiro, Hana-bi). In questi ultimi - più vicini al sentire della tradizione orientale, meno influenzati dal cinema occidentale - i temi dell'amore e della morte viaggiano vicini, appaiati.
Appaiati come i due protagonisti di Dolls, due amanti perduti legati da una corda rossa che li unirà per tutta la storia. Matsumoto rinuncia con dolore all'unione con Sawako, per sposarsi con la figlia del presidente della sua compagnia e poter dare alla sua famiglia una nuova ed agognata condizione sociale; ma Sawako non accetta l'abbandono e, pur sopravvivendo al tentato suicidio, perde per sempre la ragione. Attanagliato dal senso di colpa, Matsumoto abbandona la sposa sull'altare e torna da Sawako, finendo col legarla a sè metaforicamente e letteralmente; facendosi carico di una pazzia ormai comune, i due iniziano a vagabondare per paesaggi deserti e poetici, testimoni del passare indifferente delle stagioni, pallide comparse nelle altrettanto tragiche storie d'amore altrui.












Kitano trasforma la tradizionale arte delle marionette Bunraku usando come sfondo un Giappone moderno desolato, e ne esalta l'attualità e la forza lirica. I personaggi vivono in un etereo limbo tra sogno e realtà, immersi in colori saturi e irreali, incapaci fino alla fine della storia di emergere da questo stato d'incertezza. Con gli sguardi fissi e immobili, diventano le bambole del titolo, pupazzi mossi dalle mani del destino che li ha sin dall'inizio creati. Il legame indissolubile dell'amore di Kitano porta con sè l'intima certezza della separazione: lavorando per sottrazione, riducendo i personaggi a marionette, il regista spiega che tanto gli amanti desiderano l'inseparabilità quanto diventano consapevoli della propria incolmabile distanza. Non c'è un momento salvifico per Matsumoto e Sawako, una consolazione per la tragedia in cui sono immersi: solo un istante di piena consapevolezza della propria colpa, un ultimo momento di coscienza dell'essere vicini prima di essere uniti, infine e per sempre, nella morte.