venerdì, novembre 04, 2005

Scripta Manent: Sconosciuti

Bartender I'd like a Manhatten please

Stop me if you've heard this one
I feel as though we've met before
Perhaps I and mistaken
But it's just that I remind you of someone you used to care about
Oh but that was long ago
Now tell me do you really think I'd fall for that old line
I was not born just yesterday
Besides I never talk to strangers anyway

Well I ain't a bad guy when you get to know me
I just thought there ain't no harm
Hey, yeah just try minding your own business bud
Who asked you to annoy me with your sad sad repartee
Besides I never talk to strangers anyway

Your life's a dimestore novel
This town is full of guys like you
And you're looking for someone to take the place of her
You must be reading my mail
You're bitter cause he left you
That's why you're drinking in this bar
Well only suckers fall in love with perfect strangers

It always takes one to know one stranger
Maybe we're just wiser now
Yeah and been around the block so many times
That we don't notice
That we're all just perfect strangers
As long as we ignore
That we all begin as strangers
Just before we find
We really aren't strangers anymore

Ah, you don't look like such a chump
Hey baby


[I never talk to strangers - Tom Waits & Bette Midler, 1977]

mercoledì, novembre 02, 2005

Lontani|inatnoL














Improvviso, lo scatto della foto ti raccoglie nella sfumatura d'un sorriso. La luce - gialla, calda - riflette colori diversi sui tuoi capelli. Un fotogramma di una sequenza infinita, di te che balli, allegria di una sera congelata in un solo momento. S'intuisce il movimento; s'intuisce la spensieratezza - ma forse è solo un caso. Guardandoti, mi sembra di osservarti da una finestra, anch'io immobile ma esterno al riquadro della foto. Esterno da qualsiasi foto che ti racconti, giustamente.

Fissandoti, immaginando il movimento, mi sento un pò più immobile, fermo. Contemplativo. Forse non ti osservo semplicemente da una finestra, ma attraverso uno specchio: come Alice, osservo le meraviglie disegnate dai tuoi gesti, dalle tue parole, dai tuoi pensieri. Meraviglie, poi, è una parola che ti farebbe quantomeno arrossire. Ma il mio specchio non è liquido, non c'è possibilità di seguire qualche Bianconiglio. Il punto di fuoco della foto ci separa, ora come allora, due punti di una simmetria inevitabilmente divisa. Due campi sfuocati ci fanno da contorno, ma l'unico modo per osservarsi rimane mantenere ognuno la propria focale. Un'identità che esiste solo in quanto quantificazione di una distanza. Siamo sincroni, paralleli. Siamo una macchia di Rorschach, e aspettiamo che qualcuno - un giorno - ci legga qualcosa dentro.

lunedì, ottobre 31, 2005

Pollo [post di Halloween]

Il pollo, uhm, che bontà. Rosicchi la coscia fino all'osso. Squisito, pensi.

Al telegiornale stanno dando notizie su presunte rivolte nelle strade della città. Il caos imperversa. Dalle vetrine frantumate occhieggiano le luci di emergenza. Un tizio calvo vestito da medico parla delle possibili cause, di psicosi rampante, infezione memetica comportamentale.

Vorresti cambiare canale.
Guardare qualcosa di meno disturbante, almeno a cena.
Ma hai le mani sporche di pollo, non vuoi sporcare il telecomando.

La linea ripassa in studio. Alle spalle dell'annunciatore, altre immagini di violenza: auto avvolte da nubi dense di fumo nero, gente dalle vesti stracciate in fuga dalle case.

Un altro boccone di pollo. Delizioso, così morbido. Rosicchi ancora, lo assapori sempre più in fretta.

Pensi che la partita comincerà fra qualche minuto, sull'altro canale. Ma non cambi: sei troppo occupato a masticare, rosicchiare questo succulento pollo.

Il viso dell'annunciatore è cinereo, stanco. Una dopo l'altra, legge le continue veline che gli vengono passate, in un susseguirsi di notizie confuse su anarchie, stragi, attacchi selvaggi. Il mondo sta finendo, dice con gli occhi lucidi.

E' un contagio, dice. Un contagio nel cibo.
Un contagio nella carne.

Cannibali. Ci fa diventare cannibali.

Assurdo. Possibile? Non lo sai. Ma...
Non riesci a smettere di rosicchiare il tuo pollo. Così fresco.
E' prelibato, non riesci a saziartene, e sembra non finire mai.
Così tante ossa, e ancora la fame, la voglia di rosicchiare.

Rosicchiare più in fretta.

Non sai se il mondo sta finendo, ma sai che questo pollo è la fine del mondo.

Tante ossa. Rosicchiare....

"Alone in the Dark", NonRecensione

La bruttura può raggiungere la sublimazione, annullare il giudizio estetico portandolo in abissi ctoni dove nessuna scala di riferimento arriva?
Questo mi chiedevo ieri sera mentre guardavo perplesso "Alone in the dark", film con Christian Slater, scorrere sul video della mia incolpevole televisione. Una trama che prevede l'utilizzo di qualsiasi clichè - contenutistico e visivo - da una quarantina di film degli ultimi cinque anni. Personaggi così abbozzati, monodimensionali e insulsi che ricordarsene il nome è già tanto. Incoerenze narrative e dialoghi degni di una telenovela cilena anni '80. Trovate registiche assurde e fuori luogo persino nei peggiori videoclip di Marylin Manson.
Ad un certo punto, la marea di bruttura mi è arrivata alla gola, azzerando la mia consapevolezza del bello e del brutto, dell'utile e del dilettevole, del male e del bene, persino dell'alto e del basso. Una sorta di nirvana cinematografico in cui si discioglie ogni giudizio, in cui persino nessuna scena gore o di sesso non hanno più nessun valore, neanche in sè stessa.
Probabilmente mi sono addormentato.
Alla fine del film, se la mia mente devastata non erra, la civiltà umana scompare.
E forse questo film ne potrebbe essere una delle cause.