mercoledì, ottobre 26, 2005

Collage

Il filo conduttore dei film di Clint Eastwood sono le sconfitte causate dell'incomunicabilità. E - accidentalmente, quasi - il sottile eroismo della solitudine accettata.

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Ci sono così tante versioni di Ol'55 da poterci riempire un album intero. Nessuno - neanche Sarah McLachlan - batte la sensazione di qualcosa che sfuma suggerita dalla versione di Tom Waits. Sarà la voce, sarà l'alcool.

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La neve che si sporca col passare dei giorni è una favolosa immagine gnostica. Qualcosa che si forma in alto, pura, e si corrompe con la discesa. Si accumula, poi si distrugge, si molecolarizza. Torna pure su, magari, ma è inevitabilmente diversa.

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L'unico personaggio bambino dei Peanuts che non appare mai nelle vignette di Schultz è la ragazzina dai capelli rossi. Chissà perchè. Forse è l'irrangiungibile, il sogno che vive di sè stesso ma senza autocompiacimento. E' il buco nero che attira tutte le valentine mai spedite di Ciccio, tutte finite in un unico infinitesimale punto. E' la speranza nonostante la consapevolezza della sconfitta (ancora).
Diversamente dal Barone Rosso, non scompare nonostante sia malinconicamente difficile da accettare. La ragazzina dai capelli rossi è la riappacificazione con la realtà. L'accettazione senza rassegnazione: a volte basta sapere che esiste.

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Odiare le metafore corrisponde ad una avere simbolicamente paura della realtà.

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Forse dovremmo finirla di elogiare i pregiudizi del cuore.