giovedì, maggio 12, 2005

I giorni della farfalla monarca

[Nota: Post originariamente scritto per H, blog domino di Daneel e CarneFresca - Data originaria 5.11.04 @ 22:27 ]

E mi ritrovo a fissare una danaus plexippus, volgarmente chiamata farfalla monarca, che svolazza con quel suo stile vago e inconsequenziale di fronte ai miei occhi. La trovo bella, con quel suo arancio scuro e ambrato, anche se il fatto che sia così comune ne sminuisce un pò il fascino. Pensiero deprimente e inutile.
“Un uomo ha sempre un rapporto particolare, con la propria bara.”
La mia frase rimane sospesa lì, in quel suo tono assorto, mentre attorno la folla rumorosa si accalca per le vie di Puerto Vallarta. Lei è rimasta più indietro, distratta dai calaveras de azùcar sulle sgargianti bancarelle del mercatino. Si gira, mi raggiunge camminando quasi in punta di piedi.
“Come hai detto?”
“Dicevo che è quasi normale che un uomo sviluppi un rapporto del tutto particolare con la propria bara.”
“Che idiozia. Perché mai?”
Ci penso un attimo. La festa, la musica allegra strimpellata dai complessini, il vociare della gente, in qualche modo, mi distraggono.
“Prima di venire al mondo, tutto il nostro essere è contenuto in un utero. Corpo, cibo, aria, acqua, pensieri, sogni, sono tutti racchiusi in una dimensione calda e sicura. Fino alla nascita, il confine dell’utero materno è il confine del nostro universo.”
“Un universo portatile. E la bara?”
“Beh, quando finiscono di martellare l’ultimo chiodo del coperchio, torni ad un tuo universo personale. Una comoda scatola nella quale è racchiuso tutto ciò che ti servirà per l’eternità: niente, sostanzialmente. Ciò che potevi fare, l’hai fatto. Ciò che non hai fatto finisce al cimitero delle possibilità non colte. Riposa in pace, amen.”
“Sei un emerito imbecille. Vorresti paragonare l’utero ad una bara? La maternità alla morte?”
“Uh… come sei drastica.”
“Se non sapessi quanto limitato e semplificativo sia il tuo modo di pensare, potrei anche ritenermi offesa.” dice lei con un piglio imbronciato che la fa ancora più bella. I capelli corvini sembrano anche più scuri del cielo notturno; una macchia solo un pò più scura della notte.
“La bara è un confine sottovalutato di un universo a cui si preferisce non pensare. Limita, definisce, separa i vivi dai morti. L’utero separa i vivi dai…. non-nati.” pontifico, ma con meno convinzione.
“E’ solo una pura convenzione.”
“Perchè allora non si indica come momento di nascita il momento di concepimento, invece che quello dell’uscita dall’utero?”
“Come sei cavilloso. Tipico di voi uomini.”
“Non buttiamola sempre sul femminismo, querida"
“Non citare gli Addams, per quanto possa essere appropriato tematicamente. Te l’ho spiegato. E’ una convenzione. L’abbiamo inventata noi donne, per poter dire d’essere nove mesi più giovani.”
“Eh, avete inventato tutto voi.”
“Credi che siano gli scimpanzè maschio ad insegnare ai piccoli? La trasmissione dell’intelligenza acquisita è copyright di noi donne, querido. E una donna non se ne uscirebbe certo con il paragone tra la meschinità d’una bara e la sacralità dell’utero.”
Sbuffo, ma sono divertito. L’odore dolciastro dei calaveras de azùcar è denso, nel piccolo vicolo nel quale ci infiliamo; è tanto denso da impregnarsi - come caramello - ai vestiti, ai capelli, alla pelle, e poi giù, giù fino all’anima. O in uno di quei posti dove dovrebbe starci una roba del genere.
I messicani festaggiano il ritorno delle danaus plexippus dal Nord, credendo che esse portino con sè gli spiriti dei morti. I giorni dei morti, los Dias des los Muertos: così chiamano quel periodo. In ogni angolo del paesino, addobbato a festa, piccoli altari vengono coperti di fiori, frutta candita, dolci - offerte per gli spiriti, liberi per qualche ora di superare il sudario che li separa dai vivi.
“Lascia perdere questi pensieri lugubri, adesso. Non hai voglia di festeggiare?” mi chiede con un sorriso diagonale, malizioso.
“Assolutamente” rispondo.
Sono così rare, ormai, notti come questa.

mercoledì, maggio 11, 2005

Niente più schermate blu su Windows

Saranno rosse.

Non so, ma non mi pare che sarà la stessa cosa. O_ò

martedì, maggio 10, 2005

A volte ritornano, purtroppo

Ennesimo ritorno all'insegna della bruttura.
Quanto fa schifo la nuova canzone di Jovanotti, che ho avuto la sventura di sentire stamattina alla radio?
Tanto tanto tanto tanto tanto tanto tanto.

lunedì, maggio 09, 2005

Scripta manent: Moltiplicazione di vite

Ebbi sempre, da bambino, la necessità di aumentare il mondo con personalità fittizie, sogni miei rigorosamente costruiti, visionati con chiarezza fotografica, capiti fin dentro le loro anime. Non avevo più di cinque anni, e , bimbo isolato e non desideroso se non di stare così, già mi accompagnavano alcune figure del mio sogno, un capitano Thibeaut, Chevalier de Pas e altri che ho dimenticato […]. Ciò sembra la semplice immaginazione infantile che si diverte con l'attribuire vita a fantocci e a bambole. Era però qualcosa di più: io non avevo bisogno di bambole per concepire intensamente quelle figure. Chiare e visibili nel mio sogno costante, realtà esattamente umane per me, qualunque fantoccio, poiché irreale, le aveva sciupate. Erano gente.

…Questa tendenza non passo con l'infanzia, si sviluppò nell'adolescenza, si radicò con la crescita, divenne alla fine la forma naturale del mio spirito. Oggi ormai non ho personalità: quanto in me ci può essere di umano, l'ho diviso tra gli autori vari della cui opera sono stato l'esecutore.sono oggi il punto di riunione di una piccola umanità solo mia.


[F.Pessoa, lettera a Adolfo Casais Monteiro, 1935]