giovedì, dicembre 29, 2005

You know I saw miss lucy

Avrebbe voluto scappare, improvvisamente, istintivamente. S'immaginava così, in un piano sequenza unico che andasse dall'interno di un bar di periferia fino alla portiera della sua Renault 4 rosso sbiadito. Fotogramma dopo fotogramma, gli occhi che si girano di scatto, le pupille scure dilatate, e le gambe che corrono via. Via, a fuggire da tutto, anche dall'obiettivo che cerca di seguirla - di catturarne le motivazioni, se un diaframma può essere sufficientemente aperto - mentre in sottofondo parte Long Train Runnin', banale come la pioggia invernale che le bagna gli zigomi. Fuggire via, smettere di giocare al flipper quando il bonus è a 8x e il segnapunti raggiunge cifre da debito pubblico, ed essere a ingranare la seconda dell'R4 - quella che gratta - prima ancora che la pallina scompaia nella buca. Andarsene via, con benzina miracolosamente infinita, dove non ha visto ancora nulla, e gli sbagli non tornano indietro come boomerang bastardi e precisi.

Avrebbe voluto scappare, lo sentivo.

Seduto all'angolo, ne osservavo i movimenti nervosi contro il flipper, filtrati dal fumo di una sigaretta che non avrei dovuto fumare. E mi pareva quasi di sentirli, i Doobie Brothers, "You can see them long trains run and you watch them disappear" - immaginati, certo. Arriva un'altra ragazza, dalla corporatura calligrafica e d'un biondo grigio che pare uscita da un film di Frank Capra. Si salutano, in maniera un pò impettita - lo sguardo di chi non sa ancora come dire una menzogna. Qualche istante ancora, e ingraneranno - adesso stanno solo grattando un pò, come la seconda dell'R4 rosso sbiadito.

Due metri più fuori dalla vetrina dei bar, autobus gialli vanno e vengono incessanti, per rotte consuete che si perdono chissà dove. Pago il conto e vado a prendermi la mia parte di pioggia, pensando che la parte più difficile del vivere in una gabbia di vetro sta nel fatto che le sbarre non le vedi. E ci sbatti contro.