lunedì, ottobre 31, 2005

"Alone in the Dark", NonRecensione

La bruttura può raggiungere la sublimazione, annullare il giudizio estetico portandolo in abissi ctoni dove nessuna scala di riferimento arriva?
Questo mi chiedevo ieri sera mentre guardavo perplesso "Alone in the dark", film con Christian Slater, scorrere sul video della mia incolpevole televisione. Una trama che prevede l'utilizzo di qualsiasi clichè - contenutistico e visivo - da una quarantina di film degli ultimi cinque anni. Personaggi così abbozzati, monodimensionali e insulsi che ricordarsene il nome è già tanto. Incoerenze narrative e dialoghi degni di una telenovela cilena anni '80. Trovate registiche assurde e fuori luogo persino nei peggiori videoclip di Marylin Manson.
Ad un certo punto, la marea di bruttura mi è arrivata alla gola, azzerando la mia consapevolezza del bello e del brutto, dell'utile e del dilettevole, del male e del bene, persino dell'alto e del basso. Una sorta di nirvana cinematografico in cui si discioglie ogni giudizio, in cui persino nessuna scena gore o di sesso non hanno più nessun valore, neanche in sè stessa.
Probabilmente mi sono addormentato.
Alla fine del film, se la mia mente devastata non erra, la civiltà umana scompare.
E forse questo film ne potrebbe essere una delle cause.

1 Comments:

At 12:17 PM, Anonymous Anonimo said...

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