giovedì, marzo 10, 2005

La danza di Shiva

Sono una pietra. Duro, concreto, fisico. Sono un frammento della montagna che ero, ma nelle mie forme nulla è perso della remota grandezza: in cosa differisce il sasso dalla vetta? Nella sostanza, in nulla. Solo relativizzando, s'impone una differenza puramente soggettiva.

Sei una nuvola. Insostanziale, leggera, eterea. Puoi attraversare mille chilometri senza sforzo alcuno, cullata dal soffio di un brezza capricciosa. Sei chiara, immersa nella luce; puoi sparire, trasformarti scura in tempesta, riformarti e ridissolverti, e non perdere mai la tua identità. Perchè, nel tuo strano e lieve cammino, abbracci tutto il cielo; e perciò il cielo smette di essere il tuo limite.

La mia forza è pazienza. Posso rimanere fermo mille anni a guardare le piante crescere, gli animali estinguersi, i sogni degli uomini realizzarsi od infrangersi. Nella mia struttura cristallina è scritto tutto ciò che accade e ciò che potrà accadere. Niente dovrebbe stupirmi, dall'alto della mia illimitata mancanza di età; ma, in realtà, niente smette mai di stupirmi. Ogni istante pare irriproducibile, importante, essenziale da ricordare.

La tua forza è fluidità. Possiedi mille forme: un fiore di campo, un branco di cavalli, il viso corrucciato di un vecchio. Il tuo dinamismo, il tuo cambiamento perpetuo, soggiace impalpabile nello scorrere di tutte le cose, e di tutti i pensieri. Il tuo segreto è che tutte le forme sono una sola legge.

A volte, diventi pioggia. Lentamente, con pazienza che credevo solo mia, mi levighi, mi dai altre forme. Parte di me va in polvere, diventa frammenti invisibili che si perdono; e il calore che ho accumulato con pazienza dal sole ti trasforma in vapore e aria, goccie sospese. Terra e cielo si mescolano, danzano.

A volte il confine tra me e te, pietra e nuvola, si fa labile come un sogno fatto tante notti prima.

A volte, semplicemente, scompare.