giovedì, febbraio 03, 2005

L'abito fa il blog?

Stasera Mary la scribacchina mi faceva notare - non senza una certa eleganza - che, nello scrivere i miei farfugliamenti, ho cannato l'ennesimo termine straniero (per i curiosi, nello specifico avevo scritto qui coup de théâtre senza l'h e senza gli accenti giusti). Per la cronaca, l'altro che sbagliai era un termine spagnolo in un post sulla traduzione errata dei titoli cinematografici (ironia come se piovesse, eh?).

Il primo istinto, oltre che la gratitudine verso chi traduce e corregge per mestiere come Mary, è stato quello di correggere gli errori. Ma, mentre lo facevo, mi rendevo conto che qualcosa non era completamente a posto: lo spirito con cui scrivo in questo blog, e il senso di quella correzione. Da un lato, sono un tipo piuttosto precisino, mi piace scrivere e curare tanto la forma quanto il contenuto; per inciso, scrivo e correggo anche sul lavoro (robaccia marketing, solo saltuariamente "operativa") e sono abituato a sviscerare il testo, spesso semplificandolo all'eccesso a uso e consumo persino di un morto vivente.

E qui, mi chiedevo mentre correggevo l'errore riportato da Mary, qual è il senso di questa scrittura? Uso il blog principalmente come blocco d'appunti online, nel quale segnarsi brani, immagini imprecise, ispirazioni, poco più. Mi piace l'idea di poter scarabocchiare parole e concetti senza approfondirli troppo, senza definirli chiudendomi strade che potrò seguire poi. Una serie di schizzi di quella che è la mia scrittura personale, che curo molto di più, quasi maniacalmente. Alcuni miei racconti (di una decina di pagine) credo di averli riletti qualcosa come venti o trenta volte, fino a quando non ero - ahimè, sempre temporaneamente - soddisfatto del risultato. Qui non dedico mai tanto sforzo. E' una scrittura di getto, semiquotidiana, lasciata lì tra un impegno e l'altro. E' giusto, quindi, correggere qualcosa dopo uno o due giorni che è stata scritta? Non rappresenta, con tutte le sue sbavature, una specie di genuinità?

Credo che, da un lato, sia necessario mantenere una certa correttezza formale, che è sinonimo del rispetto dello scrittore per il lettore. D'altro canto, credo che anche gli errori dicano qualcosa di chi scrive (nello specifico: non conosco minimamente il francese, bien sur).

Rimane - per me, sicuro - un dubbio aperto. Sconsolato, non mi resta che sperare che quel poco che emerge dalla sostanza argini le notevoli falle della forma.

4 Comments:

At 11:54 AM, Anonymous Anonimo said...

Condivido il tuo approccio al blog. Non rileggo ciò che scrivo più di due volte e quando ci torno su, mi accorgo di quanto posso essere contorto, impreciso, reticente.
Però è la sola occasione nella quale mi esercito nel tentativo di dare forma compiuta al guazzabuglio di pensieri.
Figaro.

 
At 4:22 PM, Blogger maje said...

Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

 
At 1:20 PM, Anonymous Anonimo said...

Sono anch'io per la sostanza...
e ho curiosamente notato come, alle volte, la ricerca spasmodica della forma porti a nascondere l'idea, il lampo che aveva generato la sostanza...
Per cui se correggo, correggo in corsa, 30 secondi dopo avere scritto quella parola che realizzo possa essere meglio sostituita da quest'altra....
D'altra parte, non sono uno scrittore....
Però White, sinceramente non capisco di cosa tu possa lamentarti ;-)

 
At 1:22 PM, Anonymous Anonimo said...

ovviamente manca la firma, nella mia migliore tradizione
ciao White...:D
wsim

 

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