giovedì, gennaio 20, 2005

In trappola

"Insomma, rivoglio tutto" finisce di dire. Lo sguardo è fisso e lontano, fuori.

Fuori cade la neve, nella luce dell'unico abbagliante funzionante. Cade veloce, schizza come uno sciame d'insetti bianchi impazziti nel vento. Cade lasciando scie nel buio, come tratti di matita d'una mano distratta e confusa. Cade la neve, e si accumula come i clichè nei pensieri di chi è stanco, troppo stanco.

"Imparare è il modo più economico di venire a patti con la perfezione della nostra fallibilità": questo le dico, mentre la radio gracchia confusa insulsi dati sulla situazione meteo.

Lei sa che io ho capito, e io so che lei sa. E così via all'infinito: siamo due eco simmetrici, uno di fronte all'altro, che si rimandano ognuno il proprio suono, vicendevolmente, ma mantenendo una distanza incolmabile, siderale.

"La perfezione della nostra fallibilità? Smettila di parlare come fossi il Dalai Lama. Non lo sei."

Guidare per ore e ore allunga il tempo. Lo allunga a dismisura, col crescere della sonnolenza. Ogni secondo pare un'eternità.

Ignoro la sua ultima provocazione.

"Perchè dovresti "rivolere tutto"? Cosa credi di avere perso, cosa credi ti sia stato sottratto?"
"Voglio lo zucchero filato del lunapark, quel luglio del 1987. Voglio riuscire a stupirmi leggendo un romanzo di Kundera. Voglio il batticuore del primo bacio, quello impacciato dato a Mattia Sereni alla festa di compleanno di mia cugina. Voglio rivedere Montmartre come la vidi la prima volta, al mattino."
"Cristo, sei riuscita a baciare quel bavoso di Sereni? Deve essere una specie di sport estremo."
"Voglio le chiacchierate con mia sorella in giardino, prima che il nostro rapporto si sputtanasse. Voglio le puntate di "Ai confini della realtà". Voglio le canzoni dei Guns n' roses prima che ad Axl crescesse la pancetta da birra, e prima che riuscissi a capire quanto poco valesse quella musica. A proposito, voglio Jeff Buckley ancora vivo."
"Non sarà mai più come prima. Perdiamo la nostra verginità ad ogni istante, e quello che ci frega è solo la memoria. Tutto è in movimento."
"Voglio che tra noi sia com'era. Voglio essere nuova, ancora, di nuovo."

Sto per rispondere, ma la macchina sul fondo ghiacciato, sbanda.
L'inerzia violenta mi mozza il fiato, schiacciato contro la cintura di sicurezza. Il baricentro, di me, di lei, dell'auto, dell'universo, gira, rotola, rovina giù per l'argine della strada.

Poi è il buio e il silenzio.

Fino a quando lei non dice:
"Insomma, rivoglio tutto."
Lo sguardo è fisso e lontano, fuori.

3 Comments:

At 3:34 PM, Anonymous Anonimo said...

Sapessi in quanti di quei "voglio" mi ritrovo.
Ha l'amaro sapore del "mai più" il tuo post.
allure
http://adventure.blog.excite.it

 
At 9:41 PM, Blogger Mr.White said...

Nelle storie, non c'è eroe senza desiderio. Quando scrivi una storia, non puoi prescindere da questo dogma, purtroppo. Si potrebbe scrivere, paradossalmente, di un personaggio che rivoglia indietro tutti i suoi desideri morti.

Desiderare di desiderare ancora, le stesse cose, all'infinito, continuamente sopresi della continuità, mai sopiti e annoiati dalle nostre esperienze passate.

Piccole utopie. (:

 
At 2:52 AM, Anonymous Lavinia said...

Mattia Sereni?? Per caso è un ragazzo di origini Jamaicane??

 

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