sabato, gennaio 15, 2005

Conclusioni indecenti

Ieri sera, riguardando Proposta Indecente, pensavo a come la filmografia di Adrian Lyne (il regista) sia tenuta insieme dal tema dell'ossessione e dalla relativizzazione dei valori morali. L'ossessione del possesso dell'amore (Attrazione Fatale, L'Amore Infedele), l'ossessione di qualcosa che non si potrà mai possedere (Proposta Indecente, Lolita), l'ossessione di una realtà impossibile da concepire (Allucinazione Perversa, il suo capolavoro).
Riguardando Proposta Indecente, dicevo, pensavo
a quanto fosse sostanzialmente mal scritto ed, in parte, mal diretto. La questione sollevata dal film (i soldi permettono ogni cosa? si può comprare davvero tutto?) è interessante, scomoda, stimolante; ma la sceneggiatura ne tratta solo l'aspetto più pruriginoso, scivolando su dialoghi superficiali e talvolta piuttosto sgraziati. Ciò che - parzialmente - solleva il film dalla disfatta sono le buone interpretazioni dei protagonisti, soprattutto quella di Robert Redford.
Archiviata l'analisi "tecnica" del film, rimane nello spettatore questo sapore amarognolo, alla fine della visione. Non credo tanto per la qualità intriseca del film, quanto per la relativizzazione dei valori di qui parlavo sopra, che Lyne propone ancora una volta.
Quello che sostanzialmente il film dice è che, si, tutto può essere comprato. John Gage, il personaggio interpretato da Redford, viene presentato - in modo squisitamente obliquo - come una persona semplicemente determinata a conquistare quell'amore che desidera, ma mantenendo un certo livello di rispetto nei confronti di Diana Murphy (Demi Moore). Mai appare come un semplice riccastro capriccioso alla caccia di una bella donna. La tesi di Lyne è che, in fondo, egli abbia lo stesso medesimo diritto di amare Diana rispetto al marito: la sua colpa (se così vogliamo chiamarla) è solo quella di essere arrivato dopo, cronologicamente parlando. L'utilizzo di un milione di dollari come mezzo per raggiungerla pare puramente strumentale all'analisi dello scrupolo centrale della trama: che faresti per una quantità di soldi che ti renda "libero" per il resto della vita? Rinunceresti - temporaneamente - ai valori sui quali l'hai finora fondata? Ed è veramente possibile rinunciare "temporaneamente" a dei valori, se poi la libertà (economica, in questo caso) è figlia di questa rinuncia?
E' John Gage, alla fine, il personaggio più forte - e contemporaneamente - più tragico della vicenda. Tragico perchè relegato ad una morale da vendere per compiacere le masse, tragico perchè fondato su una realtà che il resto del film ci comunica: tutto può essere comprato, ma nel momento in cui lo compri, lo cambi; è forse una vecchia riproposizione del principio di indeterminazione di Heisemberg, in chiave di valori umani?
Tragico perchè al termine di essa, è lui a rinunciare a Diana. Tutto il resto del film è solo appendice melensa, lieto fine completamente inverosimile se confrontato con il resto della trama. Una conclusione, appunto, indecente.

3 Comments:

At 2:52 PM, Anonymous Anonimo said...

diciamo che è tutto il film alquanto indecente e non solo il finale... redford poi mal lo digerisco in questi ruoli da uomo vissuto un po' imbolsito... mi pare che faccia verso al se stesso dei tempi d'oro dei gangster e della denuncia sociale...
sul menage a trois, il desiderare e non riuscire o non volere ottenere c'è leconte che ha molto di più e di meglio da dire in confidenze molto intime... tutto un altro modo di fare cinema

hitch

 
At 9:02 PM, Blogger Damiano said...

Ed io non l'ho ancora visto!
Dio mio quanto sono indietro...

 
At 10:00 AM, Blogger Mr.White said...

Non preoccuparti, Damiano, con la favolosa rotazione dei palinsesti probabilmente lo ridaranno su rete4 nel giro di una settimana. :|

Cercati Allucinazione Perversa, comunque. Molto meglio.

 

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