venerdì, dicembre 31, 2004

It's the end of the year as we know it

Fine d'anno, soluzione di continuità artificiale per noi povere menti che ci aggrappiamo a suddivisioni inutili di mesi, giorni e notti e ore, inutili come un periodo troppo lungo di cui persino l'autore fatica a trovare una qualsiasi e vana chiave di lettura.

Giornata di propositi, periodo di valutazioni e classifiche di ogni genere e con ogni grado di superficialità. E perchè non sprecare due righe, già spesso sprecate in maniere ben peggiori, per far un paio d'auguri?

Auguri a chi legge e a chi scrive, a chi posta e a chi commenta, chi cita (e chi Tarzan, e chi Jane) e chi inventa. A chi si incanta di fronte a 24 fotogrammi luminosi al secondo nel buio di una sala, e a chi di fotogrammi vorrebbe riuscire a vederne di più, e a chi cerca di conservare qualcosa in sè, di quei fotogrammi. Auguri a chi riguarda i giorni trascorsi, e ne piange o ne ride perchè sono stati giorni comunque vissuti, e quello che resta allora è solo trovarne un qualche frammento di senso (anche se un senso non ce l'haaa). Auguri a chi cambia o viene cambiato, che poi la differenza non è neanche sempre così evidente. Auguri per tutte le cose che non potremo fare, e per tutte quelle per cui troveremo comunque il coraggio. In fondo siamo qui per provarci, no?

Auguri di buon anno, da quella cosa che qualcuno - romantico, leggero e un poco fatuo- potrebbe persino chiamare cuore.

(:

giovedì, dicembre 30, 2004

La possente fragilità dei sognatori



Tutta la costituzione del mio spirito è di esitazione e di dubbio. […] Tutto per me è incoerenza e mutamento. Tutto è mistero, e tutto è pregno di significato. Tutte le cose sono "sconosciute", simbolo dell'Ignoto. Il risultato è orrore, mistero, una paura troppo intelligente.[…] Il mio carattere è del genere interiore, autocentrico, muto, non autosufficiente, ma perduto in se stesso. Tutta la mia vita è stata di passività e di sogno. Tutto il mio carattere consiste nell'odio, nell'orrore della e nella incapacità che impregna tutto ciò che sono, fisicamente e mentalmente, di atti decisivi, di pensieri definiti […] i miei scritti sono tutti rimasti da finire; si interponevano sempre nuovi pensieri, straordinarie, interminabili associazioni di idee, il cui termine era l'infinito. […] Il mio carattere è tale che detesto l'inizio e la fine delle cose, perché sono punti definiti.


Così Pessoa in un dattiloscritto del 1910. E' un brano forte, determinato nella denuncia di un certo modo di sentire il mondo. Spietato con un sè stesso scrivente.

Una delle scene finali di The Dreamers - I sognatori, di Bernardo Bertolucci - che ho rivisto da poco mi ha dato le stesse sensazioni. Riassumo brevemente la storia, per chi avesse la sfortuna di non averlo ancora visto: il film segue le vicende di tre adolescenti - Isabelle e Theò, gemelli parigini figli di un intellettuale, e Matthew, studente americano - in una Parigi cavalcata dalla rivoluzione sociale e culturale del '68. Il rapporto che si crea tra i tre è estramemente forte ed ambiguo, caratterizzato da una tensione/attrazione su diversi piani: intellettuale, sentimentale, sessuale. Quello che i protagonisti avvertono, prima della fine del film, è la particolarità di quel legame, che avvicina il loro modo di sentire e vedere le cose: questo almeno fino a quando decideranno di uscire fuori dalla riservatezza sigillata di un mondo privato, e gettarsi - secondo il narratore in modo irruente, sbagliato - nel flusso dei cambiamenti dell'epoca.

La vicinanza, un rapporto stretto come quello dei gemelli e dell'amico, segna alcune esistenze per sempre. Perchè la vera differenza nel nostro relazionarci con il mondo - di più, con il reale - non sta tanto nello specifico del nostro sentire, nel sentimento provato. Sta nella presenza e nella forza in sè di questo sentimento, qualsiasi esso sia; in questo senso è più comprensibile anche il dubbio di Caio Valerio Catullo che da mesi riporto a piede di queste pagine.

Ti odio e ti amo. Come possa fare ciò, forse ti chiedi.
Non lo so, ma sento che così avviene e me ne tormento.


E' possibile amare e odiare, contemporaneamente e con la medesima intensità, perchè in certe condizioni l'esistenza di un rapporto si solidifica, diventa un agglomerato complesso di esperienze quotidiane, dalle molteplici sfaccettature. Chi può dire cosa è veramente bene o male, in un'esistenza che non è più meramente concettuale?
Diamo solidità all'evanescente nulla che costruisce un legame; diamo solidità ad un sogno. Nel momento in cui - nella nostra coscienza - percepiamo l'impellente realtà di questo sogno, sappiamo che è sottoposto a tutte le normali leggi della caducità del mondo fisico.

Il mio carattere è tale che detesto l'inizio e la fine delle cose, perché sono punti definiti.

Elisabette, sul finire del film, chiede al fratello in francese se il loro amore, il loro sogno di unità, finirà. Lui, nel dormiveglia, prova a rassicurarla. Ma lei sa che, un rapporto così forte e indissolubile, è in realtà fragilissimo. Una fragilità potente, quella di Isabelle e Theò, quella dei sognatori che vivono le proprie illusioni dandogli una consistenza quasi fisica. La potenza data dalla forza inafferrabile di sogni fatti poco più di polvere e luce, suoni e ombre; la fragilità cristallina di tutte le cose finalmente definite, ed infine finite. Questo sono, i personaggi di The Dreamers, forti nella loro visione e fragili nella loro consapevolezza. E per questo che è impossibile non guardare il film, e provare una certa misteriora dolcezza nei loro confronti; è la stessa dolcezza languida che percepiamo per i nostri castelli costruiti tra le nuvole.

Cosa faremo della forza dei nostri sogni, quando li avremo infine realizzati?
Saremo, sognatori come Pessoa, semplicemente troppo spietati verso noi stessi e i nostri desideri?

lunedì, dicembre 27, 2004

Desensibilizzazione

22.000 le vittime, finora, per il terremoto in Asia. E il TG5 dedica una ventina di secondi a una signora che, di ritorno dalle Maldive, si lamentava di aver dovuto pagare il viaggio... insistendo sul fatto che volevano contanti, e non accettavano carte di credito.

Le 500 canzoni più belle di sempre...

... secondo il Rolling Stone