sabato, novembre 06, 2004

E poi dicono che i monitor CRT sono scomodi

I monitor LCD hanno un sacco di vantaggi: occupano meno spazio, hanno un'immagine più stabile, affaticano meno l'occhio... ma come faccio a cambiare il mio vecchio monitor CRT, quando è così caldo e comodo per la mia gatta?

venerdì, novembre 05, 2004

Automarketting

Visto che non se ne parla da un pò, vi segnalo che, pur con qualche discontinuità, H sta proseguendo il suo viaggio verso l'infinito e oltre. Incidentalmente, l'intervento di oggi è il mio. Ehm.

The Dionaea House

Esperimento narrativo abbastanza interessante: costruire un simil-blog di e-mail e sms spediti durante un'indagine molto simile a The Blair Witch Project (in inglese, un pò lungo).

Ying-Yang del Palinsesto

Stasera 21.00 :
RaiTre - Bowling for a Columbine, di Michael Moore
Canale 5 - We were soldiers, di Mel Gibson

giovedì, novembre 04, 2004

Politica di fede

Wittgenstein, oggi, segnala un articolo del New York Times che focalizza l'attenzione esattamente su quello che volevo dire io ieri nell'ultima parte del mio post. Ne riporto lo stesso frammento, perchè mi pare azzeccato.

"The election results reaffirmed that. Despite an utterly incompetent war performance in Iraq and a stagnant economy, Mr. Bush held onto the same basic core of states that he won four years ago - as if nothing had happened. It seemed as if people were not voting on his performance. It seemed as if they were voting for what team they were on.

This was not an election. This was station identification. I'd bet anything that if the election ballots hadn't had the names Bush and Kerry on them but simply asked instead, "Do you watch Fox TV or read The New York Times?" the Electoral College would have broken the exact same way".


Ecco il punto, vivere la politica come questione di tifo o di fede. Una scelta irrazionale, non basata tanto su un giudizio di valore etico e morale quanto su una posizione preconcetta. Preconcetta, pregiudiziale. Molti - troppi - probabilmente sanno già cosa votare prima ancora di aver visto e giudicato i programmi, le scelte, gli uomini; si vota sulla base di un pre-giudizio.

Il mio video del momento



...E' lui, I'd rather dance with you dei Kings of Convenience. La canzone è leggera e orecchiabile al punto giusto, un pò ruffiana ma con quella velatura divertita che ti rende impossibile non canticchiarla. Il video, poi, è semplice e davvero simpatico; dà l'idea che si siano divertiti sul serio a girarlo. Insomma, tra un passaggio e l'altro dei personaggi di The Club, mi fermo sempre a guardarlo.

mercoledì, novembre 03, 2004

Nuove definizioni da dizionario

Alla voce "gongolare" del dizionario sarà il caso di aggiungerela pagina di Camillo di oggi.
Roba che neanche un capo-ultrà in curva durante un derby vinto....

O_ò

Dio benedica l'America

Eh, già. Stamattina guardo i risultati delle elezioni presidenziali americane e mi sento addosso quella cinica disillusione che di solito associo agli interisti. E mi perdonino gli interisti.

Allo stato attuale delle cose, il 44° Presidente degli Stati Uniti d'America è George W. Bush, e non posso affatto dire che fosse quello che speravo. Non che riponessi grandi speranze nello sfidante Kerry, che in fondo si è dimostrato fin troppo moderato, in quel suo mirare con cura studiata a tavolino all'elettorato centrista. Pare che portarsi su una posizione di centro sia condizione indispensabile per raggiungere i grandi numeri e lottare per la corsa al filo di lana. In effetti, anche questa volta la battaglia elettorale è stata (anzi, è tutt'ora) estremamente serrata, tanto più che sembra dovranno contare persino i voti provvisori di alcuni stati incerti. C'è da dire, comunque, che questa vittoria di Bush pare molto meno incerta di quella precedente - se non altro più "legale".

Ripeto: non riponevo troppa fiducia in Kerry. Con un programma e una posizione troppo simili a quelle dell'avversario, e con una campagna basata principalmente sul demolimento della figura di Bush, non ci si poteva aspettare una vittoria travolgente; era una strategia studiata statisticamente, prendendosi meno rischi possibili, e contando sulla progressiva sfiducia che era cresciuta nei confronti del Presidente.

Troppo poco. Troppo poco esporsi, troppa poca voglia di cambiare le cose, troppa poca passione. Forse era meglio per Kerry perdere più decisamente, ma essendosi messo in gioco maggiormente sul campo delle riforme e delle innovazioni. Ma evidentemente non era la persona adatta.

Ciò detto, se da Kerry non mi aspettavo molto, sicuramente mi aspettavo qualcosa di diverso dai cittadini americani. Perchè il voto popolare - fondamentalmente - è andato a Bush, un presidente che ha preso tante decisioni e posizioni che ho giudicato politicamente errate, oltre che moralmente discutibili. La sua posizione nei confronti della ricerca scientifica, del rapporto con l'ambiente, dei supporti sociali alla cultura e all'assistenza, dell'economia, della politica internazionale, della guerra: queste posizioni erano - e sono - secondo me sostanzialmente errate, e tutti i riflessi che esse hanno avuto sul clima sociale ne sono un chiaro indicatore. Hanno alimentato la sfiducia, l'isolazionismo, la violenza e la paura.

Mi aspettavo qualcosa diverso dagli americani, perchè in fondo so di essere stato, nel corso della mia crescita, fortemente influenzato dalla produzione culturale e sociale della loro nazione. Mi aspettavo che le convinzioni - prima che politiche, morali - che ho espresso sopra fossero condivise in misura superiore a quella emersa dalle elezioni.

Così non è: l'America sceglie Bush perchè si sente da questi rappresentata o meglio difesa. Ulteriore prova di ciò è il fatto che si sia invertito lo stereotipo per cui se il numero dei votanti aumenta, l'ala democratica ne uscirebbe avvantaggiata.
Un ultimo dubbio mi resta: siamo sicuri che, con un sistema maggioritario, chi sbaglia paga? Siamo sicuri che ci sia, in chi va a votare, la forza per ammettere - soprattutto con sè stessi - uno sbaglio precedente? L'impressione è che la paura e la sfiducia - come sempre - taglino le gambe alla voglia di cambiare.

E che Dio benedica l'America... ne ha bisogno.

martedì, novembre 02, 2004

La strada del ritorno


La strada del ritorno sembra sempre più breve. E' una di quelle piccole leggi inspiegabili che la mia esperienza ha scritto leggera sugli anni trascorsi.
La strada del ritorno sembra sempre più breve, specie se notturna. Notti scure su strade sgombre dal traffico, un minuto dietro l'altro senza neanche accorgersene. Ho condiviso tanto, con poche persone, su queste strade del ritorno. Mi rendo conto che i momenti in cui sono stato più vicino a qualcun'altro sono questi, e ben pochi altri.
La strada del ritorno la si fa in auto, senza pigiare troppo sul gas, tranquilli, con la musica appropriata. Qualcosa di lento e poco intrusivo, da canticchiare solo a tratti, distrattamente.
Un "Space Oddity" di Bowie, una passata di Radiohead, Metheny se serve, un "Perfect Day" di Reed, una Tracy Chapman qualsiasi, un pizzico di U2 per legare con facilità il tutto.
Credo che si crei, qualche volta, un momento particolare, nei ritorni. Quel momento un pò lento e un pò languido di chi sa di aver condiviso qualcosa. Una caffè, un film, una birra, una discussione, due birre, una risata o un bacio, tre birre, una litigata, un amaro, sesso se capita, l'ultimo bicchiere ("e me ne androooò"). Qualcosa condivisa, nei sorrisi un pò idioti e negli sbadigli di sonno, comunque.
Quel momento un pò lento e languido in cui si è già parlato tanto, e ci si guarda per poco negli occhi - a volte attraverso l'indiretto riflesso di uno specchietto retrovisore - e si sa che non c'è bisogno di parlare troppo. Forse, nei ritorni notturni, il significato delle parole arriva più caldo, denso, coagulato. Forse i pensieri degli altri, i loro abbracci fisici e non, ti restano dentro di più.
A volte restano solo fino al mattino. A volte restano, da qualche parte, dentro, trovandosi sornioni un angolino comodo, come gatti pigri in un giorno d'inverno.

Altri quattro anni di Bush?

"And I am an optimistic person. I guess if you want to try to find something to be pessimistic about, you can find it, no matter how hard you look, you know?"—Washington, D.C., June 15, 2004

"First, let me make it very clear, poor people aren't necessarily killers. Just because you happen to be not rich doesn't mean you're willing to kill."—Washington, D.C., May 19, 2003

"I am mindful of the difference between the executive branch and the legislative branch. I assured all four of these leaders that I know the difference, and that difference is they pass the laws and I execute them."—Washington, D.C., Dec. 18, 2000

"The great thing about America is everybody should vote."—Austin, Texas, Dec. 8, 2000

"I am mindful not only of preserving executive powers for myself, but for predecessors as well."—Washington, D.C., Jan. 29, 2001

"Do you have blacks, too?"—To Brazilian President Fernando Cardoso, Washington, D.C., Nov. 8, 2001

"There's no question that the minute I got elected, the storm clouds on the horizon were getting nearly directly overhead."—Washington, D.C., May 11, 2001

Un autunno qualsiasi

Un autunno, uno qualsiasi, uno di quelli che per rievocare dovresti scrivere di foglie rosse e gialle sui marciapiedi nebbiosi. Stereotipi, vignette, cartoline prestampate sul quale annotare qualche ricordo. Durante un autunno così ti viene forte la tentazione di ridurre tutto ad un teatrino. Non un teatro classico, con attori dalla voce forte per rieccheggiare gli incubi e i desideri di ogni uomo; un teatro di cartapesta e gommapiuma, di armature in latta ammaccata, di finzione ben studiata per rubacchiare qualche risata al pubblico distratto.

Un autunno qualsiasi, che ti fa ripensare a quelli precedenti, sforzandoti di distinguerli, come un ubriaco che vede doppio o triplo. E gli attori di quegli autunni, dove sono? Pare che solo le maschere siano rimaste, adesso. Solo le maschere: gran parte di quello che c'era dietro l'ha costruito solo la nostra speranza, e l'illusione, e la sospensione dell'incredulità.

domenica, ottobre 31, 2004

The Village II, ovvero meglio star zitti

Okay, scrivendo questo ho toppato alla grande... Sono uno dei tanti fatti fessi da Shyamalan. E non certo nel senso che il film sia una fregatura. La mia recensione (rigorosamente spoiler-free e pure sugar-free) la trovate ici.

Macchia riflessa (Post di Halloween)

13 Ottobre 19**
Stanotte sono tornato tardi; l'ho rivista di nuovo. In lei c'è qualcosa che mi intimorisce e mi attrae contemporaneamente; qualcosa di impercettibile nel modo diretto e sfrontato in cui mi guarda, la decisione controllata con cui gesticola mentre parla, la provocante sensualità delle sue spalle nude. Non riesco a non seguirla, parlarle, cadere così fluidamente in quella tentazione; ogni volta, così.
A casa, l'altra lei mi aspettava addormentata sul divano. La tv era bloccata sul segnale statico di fine trasmissione, di una qualche emittente sconosciuta. Ho spento e, nell'eco di quel fruscìo elettronico, l'ho sollevata in braccio. Mi è sembrata piccola e leggera, poco più d'una bambina; qualcosa come un senso di colpa mi si è infilato di soppiatto nella coscienza, mentre mi lavavo i denti in bagno. Mi sono visto pallido, più pallido del solito.

17 Ottobre 19**

Ho finto di dover uscire per portare fuori il cane, quando lei era già a letto. Ho aspettato che si fosse quasi addormentata, e le ho accennato la mia intenzione; lei ha detto qualcosa nel dormiveglia, senza senso, tipo "So cosa hai visto". Mi sono rivestito, ho svegliato il cane e sono sceso fino a Piazzale ******. Poi il terzo vicolo in fondo, lungo Viale ****** *****. Quasi tutti appartamenti diroccati, disabitati, dimenticati dai restauri del centro. Sapevo dove stava, e l'ho chiamata da sotto la finestra. Mi chiedo perchè abiti in una zona così fatiscente, lei cosi esuberantemente viva ed energica. Abbiamo parlato a lungo, mentre il cane continuava a grattare sulla porta per uscire. Al momento dell'addio, ho tentato di baciarla, inutilmente.
Fuori, poi, la notte sembrava più scura. In qualche modo, meno definita, meno a fuoco.
L'altra lei, a letto, aveva un sonno inquieto. Continuò a digrignare i denti fino all'alba.

18 Ottobre 19**

Devo tornare dall'oculista. Devo aver perso ancora diottrie, e mi pare di vederci male anche con gli occhiali.

20 Ottobre 19**
Negli ultimi giorni mi sono sento particolarmente stanco. Fatico a dormire. Mi alzo nel bel mezzo della notte, e cammino fino sotto casa di lei, come un sonnambulo senza memorie. In quei quartieri desolati e fatiscenti non circola mai un'anima viva. Persino la luce dei lampioni sembra inghiottita dal silenzio di quella zona. Lei, se è a casa, è sempre sola. Mi accoglie sempre con malcelato compiacimento, ma senza mai lasciarmi lo spazio sufficiente ad avere la sensazione di condurre il gioco. E' sempre qualche passo più in là di me, volutamente. Non sono ancora riuscito a baciarla.
L'altra lei forse intuisce qualcosa. Ha detto di aver provato a chiamarmi, ma di non esserci riuscita a causa di un guasto al telefono. Adesso, mentre scrivo al computer, la sento muoversi in bagno. Sta piangendo? Non so. Forse sono solo voci dei vicini dall'appartamento di fianco.

21 Ottobre 19**
Devo aver esagerato, lavorando sul PC fino a tardi. Oltre a vederci sfuocato, adesso, a tratti mi par di vedere una specie di macchia biancastra, al centro del campo visivo. Non riesco a capire da quale occhio dipenda; usando alternativamente l'uno e l'altro, la macchia riappare dopo qualche secondo, in primo piano ma sfuocata. Anche il mio pallore è aumentato.
L'altra lei se n'è accorta, come si è accorta delle mie peregrinazioni notturne. Abbiamo discusso animatamente, e ho finito con l'accusarla di una sterile gelosia; mi sono sentito un vigliacco preventivo, vedendo quanto sta male.

25 Ottobre 19**
La macchia c'è ancora. Preoccupato, ho chiamato l'oculista, per una visita d'urgenza. Nervoso come non mai, sono uscito a cercarla senza neanche cenare. A casa sua non c'era. Sono rimasto ad aspettarla per due ore di fronte all'androne desolato e colmo di vecchiume dimenticato lì da anni: biciclette arruginite, bottiglie vuote, riviste sgualcite. Ho infilato un biglietto sotto la fessura della sua porta, visto che non ho il suo numero di telefono.; per un attimo m'è parso di avvertire movimento, all'interno.
L'altra lei non era a casa, al mio ritorno. Ho provato a telefonarle, ma il telefono è ancora guasto. E' tornata dopo mezz'ora; abbiamo litigato ancora, con una rabbia addosso che sapeva di stanchezza.

26 Ottobre 19**
Il cane è scappato, forse in un momento in cui ho dimenticato la porta aperta. Il tecnico della compagnia telefonica ci ha detto che sembrerebbe tutto a posto, ma il telefono funziona solo a tratti. Incompetente idiota.

27 Ottobre 19**
La macchia all'interno del mio campo visivo s'è allargata ancora. Ieri l'oculista mi ha visitato. Ha detto che non riscontra alcuna anomalia o difetto fisico; la macchia deve dipendere dallo stress o da qualche altro fattore psicologico. Mi ha prescritto un paio di medicinali, e mi ha consigliato di riposare per qualche giorno.
Ma non riesco a stare chiuso in casa. Sono uscito più volte, ancora sotto la sua finestra. Non sembrava fosse in casa. Le ho lasciato un altro biglietto. Dov'è, adesso?

29 Ottobre 19**
Sto pensando seriamente di farmi ricoverare in ospedale. Le pillole sono completamente inutili. La macchia ormai è enorme, copre più di metà del mio campo visivo. Non è più biancastra: è un ovale rosa pallido, nero sulla parte superiore. Se strizzo gli occhi, perde opacità per qualche secondo, per poi tornare come prima. Ne ho parlato a lungo con l'altra lei, ma abbiamo finito col litigare ancora per le mie fughe notturne. Lei ha pianto, mi ha accusato. Se n'è andata.
Fuori piove, e il cielo ha qualcosa di finto: come una scenografia dipinta sul set di un vecchio film abbandonato.

30 Ottobre 19**
Ormai la macchia è enorme. Praticamente copre tutto il mio campo visivo. Ho provato a chiamare aiuto, ma i vicini di casa non si fanno sentire da giorni. Il telefono è ancora inutilizzabile, muto. Sono uscito per cercare aiuto, ma le strade notturne sembravano deserte. Avanzando a tastoni, quasi cieco, mi sono ritrovato ancora sotto casa sua. Ho preso a spallate la porta, visto che continuava a non rispondermi. Quando i cardini hanno ceduto, un'odore di muffa e polvere si è levato dall'interno. Come se la porta non venisse aperta da decenni.
Per un attimo ho temuto che l'avrei ritrovata cadavere, rigida in mezzo alla desolazione di quell'appartamento vuoto. Ma non c'era. Ho girato, bagnato fino all'osso, per ore tra le stanze, camminando sul parquet scricchiolante ricolmo di calcinacci e immondizia. Com'è possibile una tale desolazione nel giro di poche settimane?
Non è possibile, mi sono detto, questo non è la sua casa. Ci sono stato pochi giorni fa, ed era diverso. Semplicemente, pensavo, sono entrato nell'appartamento sbagliato. Lei è da qualche altra parte, questa non è casa sua, mi sono detto.
Ma uscendo mi sono chinato, e ho tastato il pavimento. C'erano due biglietti. I miei.

31 Ottobre 19**
E' finita. Non vedo più nulla, oltre la macchia. Scrivo al computer senza nemmeno aver acceso lo schermo, solo perchè conosco la sequenza dei comandi e la disposizione dei tasti. Scrivo al computer immerso nel buio e nel silenzio più totale del mio appartamento, mentre fuori non smette di piovere.
La macchia ora è definita, ha perso qualsiasi approssimazione o sfuocatura. E' di fronte a me ogni istante, copre tutto il mio campo visivo. La macchia biancastra è: naso, bocca, zigomi, fronte, capelli, occhi. Il mio viso. Come fosse un riflesso congelato sulla mia retina, non mi riesce di vedere altro. Solo la mia faccia pallida, scavata, emaciata, degli ultimi giorni. E quegli occhi: gli occhi febbrili e lucidi di un ossessionato, di un insonne, di qualcuno alla ricerca di qualcosa che non esiste.
Cosa ho visto, in quell'appartamento vuoto, in quel quartiere disabitato? Con chi ho parlato? Chi ho desiderato di baciare, inutilmente? Il viso immobile che ora continuo a vedere non sa darmi alcuna risposta. Mai ha saputo farlo.
Fuori, lo so, non smetterà più di piovere.