giovedì, ottobre 21, 2004

Cinescrocco II - Nessuno ti regala niente

Come ho scritto qualche ora fa, mi sono recato alla giornata di apertura inaugurale di un nuovo multisala nel pordenonese. Non ne faccio il nome, e capirete presto il perchè.
Nei volantini (distribuiti mezzo bombardamento a tappeto in mezzo triveneto) era indicato 14.30 come orario di apertura. Prima sorpresa: porte "chiuse come le chiese quando ti vuoi confessare" fino alle 15.15. Sbuffiamo, e attendiamo.
I film - la cui visione era gratuita - erano totalmente diversi dal programma che partirà domani (e al quale bavosamente miravo); erano quasi tutte seconde visioni di scarso successo di inizio estate, del genere "Starsky & Hutch", "La donna perfetta", "Dirty Dancing 2". Alternative interessanti, ma inspiegabilmente assenti, erano "La polizia s'incazza", "Marisona Coscialunga" e "Quel gran pezzo dell'Ubalda tutta bona tutta calda".

Attesa gemente e piangente nel mezzo di una calca umana così composta:
32% adolescenti piercing-dotati e multitelefonino-forniti;
10% di liberi professionisti con troppo tempo libero;
27% famiglie con figli casinari a carico;
13% operari bulgari in cerca di primo lavoro, avendo scambiato la struttura per impianto siderurgico;
16% pensionati canuti il cui ultimo film visto è probabilmente "Ladri di biciclette"

Con mossa geniale, la direzione ha scelto la totale schermatura telefonica della sezione sale, evitando così overture moleste di invadenti suonerie polifoniche. Piccolo effetto collaterale della schermatura: una deviazione totale del campo magnetico terrestre circostante il cinema; gli studiosi del CERN stanno già studiando il fenomeno, mentre il numero di aerei dispersi sopra lo spazio aereo del multisala fa ormai concorrenza al famigerato Triangolo delle Bermuda.

Scegliamo il film più profondo e ricco di contenuti della rassegna: "The chronicles of Riddick". Dopo aver atteso un'altra ora l'inizio del film, ci troviamo trasportati in una "galassia lontana lontana" (e pure un pò sozza), dove un Vin Diesel in gran forma sboroneggia a raffica, che manco Stallone in "Cobra".
A toglierci il gusto della recitazione shaksperiana del celebre tamarro rasato interviene dopo poco la continua sfocatura dell'immagine, che fa insospettire il pubblico: possibile che la programmazione odierna sia stata costruita alla chetichella attigendo dalla collezione di divx del figlio del proprietario? La qualità dell'immagine, infatti, era pressochè quella.
Mentre ci stiamo crogiolando nel complesso dipanarsi della trama (che prevede per contratto almeno due morti e tre sboronate di Diesel al minuto) una macchia scura comincia ad allargarsi nella parte superiore dello schermo. Mentre ripenso alla scena di Blob nel quale il fluido che uccide invade il cinema ("E' la cosa più orribile che abbia mai visto!") capisco che deve essere qualche residuo di polvere sulla pellicola che si accumula sulla lente. A vederlo, l'effetto è quello di un gigantesco insetto morto il cui contenuto organico si spalmi sulla schermo, muovendo gli ultimi atroci spasmi di vita. Passano venti minuti buoni in cui il prode proiezionista soffia dell'aria compressa sul vetro ad intervalli irregolari; il piacevole rumore "fssssttt!... fsssttt!..." causa risate sommesse e stimolazione vescicale di tutti gli astanti. La visione giunge al termine con ulteriori sgranature e spostamenti dell'immagine, che, ammettiamolo, non ci permettono di degustare il delicato montaggio analogico e l'occhio della madre esibito da Vin Diesel nell'epico finale.
Una sola cosa salva la giornata: i culi orgogliosi delle ballerine brasiliane sfoggiati in un'allegra coreografia carioca, sullo sfondo della quale ci allontaniamo lievemente derelitti.

Intelligente, intrappolato

Un intelletto - un'intelligenza analitica - particolarmente sviluppato porta senza dubbio a una vita interiore altrettanto sviluppato. Conduce alla strutturazione di idee e ideali, di supposizioni più o meno sperimentali sulla reale e sugli aspetti del reale: la metafisica, la natura, la società, il sentire e il comportamento umano.

Le idee sono potenti, ma vanno rispettate. Credo che fosse Lao-Tzu ad affermare che un'idea alla quale l'uomo non fa corrispondere un'azione - concreta, quotidiana - diventa veleno nell'anima.
E' una riflessione al quale sono giunto nel contatto con alcune persone che reputo estremamente intelligenti. Persone di forti ideali, di acute idee, troppo spesso senza corrispondenti azioni altrettanto forti nel quotidiano. E la condizione che ne emerge è di sostanziale e bruciante infelicità: un senso di intrappolamento, un contrasto difficilmente sanabile tra mondo ideale (interiore) e mondo reale (esteriore).

Come costruirsi una gabbia, ed essere così affezionati ad essa (è una propria costruzione, in fondo) da non riuscire ad uscirne. L'ambivalenza tra frustrazione e autocompiacimento è quasi inevitabile.

Gli ideali sono essenziali, parte delle vita da cui nessuno dovrebbe transigere. Ma devono partire ed essere ancorati al presente e all'esperienza; solo così, credo, l'intelligenza può diventare un mezzo con cui applicare le idee, piuttosto che una mera lente deformante di ideali insoddisfatti.

Cinescrocco

Mi sto preparando psicologicamente all'apertura di un nuovo multisala, qui in zona PN, oggi pomeriggio. La promozione prevede tutti film i programmazione gratis fino a notte inoltrata. Sarà una dura maratona - anche solo per accaparrarsi qualche posto a un film che non sia "Garfield" - ma ce la farò.

A più tardi il resoconto dell'esperienza.

mercoledì, ottobre 20, 2004

Scripta Manent: cambiamenti

"Ho imparato che le cose cambiano, la gente cambia, e non significa si debba dimenticare il passato o cercare di nasconderlo. Significa semplicimente che si deve andare avanti e far tesoro dei ricordi. Lasciar andare non significa arrendersi: significa accettare che alcune cose semplicemente non sono destinate."
[Lisa Brooks]

martedì, ottobre 19, 2004

Se il soggettista dei tuoi sogni fosse David Lynch



Una collina boscosa, in autunno. Gli alberi scheletrici, calligrafici, scarabocchiati sullo sfondo di un cielo grigio sgranato. Nessuna foglia rimasta sui rami.

Una scala che sale sulla collina, fino ad una porta scardinata, gettata di lato; dietro gli stipiti un buco nero di cui non si scorge il fondo. Si entra.

Dentro, un cinema abbandonato. Poltrone di velluto rosso scuro, coperte di polvere, dalle coperture stracciate. L'imbottitura - gommapiuma puzzolente, economica - riversata qua e là, in disordine. Sullo schermo, l'immagine storta, creata dal fascio luminoso del proiettore, riproduce vecchie pubblicità anni '60 della Coca-Cola. Le immagini - ingiallite, dai colori sbiaditi - riportano frasi fuori luogo e senza senso: "Che ne penserà della forbice?", "L'ombra dell'uomo non è contigua", "Ho visto la luna farsi troppo grande".

Mentre si ragiona su queste frasi, si è di nuovo fuori. In una periferia deserta, un bambino cammina in lontananza. Si avvicina, zigzagando. Avrà tre o quattro anni, ma lo sguardo serio ha qualcosa di innaturalmente adulto. Anche la velocità con cui cammina è insolita, come se il ritmo dei passi avesse qualcosa di sbagliato.

Come già ebbi occasione di dirvi, la mia attività onirica è quantomeno insolita. Quella sopra riportata è la descrizione - a grandi linee - di ciò che ho sognato la scorsa notte; ennesimo sogno in cui, come persona, non mi sentivo davvero presente. Come essere spettatore di un sogno altrui, vedere qualcosa immaginato da qualcun'altro. Se c'è qualche esperto di psiche, o della Smorfia, accetto volentieri consigli o interpretazioni.



lunedì, ottobre 18, 2004

E poi dici il karma

Certe volte il perfido meccanismo del contrappasso ha dell'inquietante.
Disperso tra i le montagne austriache il tedesco che ritrovò la mummia nei ghiacci del Similaun.

Ok, più che di karma bisognerebbe parlare di strana analogia...