sabato, ottobre 16, 2004

There will be a light - Ben Harper

E così ho finalmente acquistato "There will be a light", l'ultimo album di Ben Harper. Harper collabora in questa sua fatica con i Blind Boys of Alabama , artisti gospel tra i più famosi in tutti gli Stati Uniti. La scelta della collaborazione è tutt'altro che formale, in quanto non sono solamente le sonorità a spostarsi in direzione dello spiritual / gospel, ma anche i testi e - in genere - tutta l'atmosfera dell'album. Il CD risulta quindi meno vario del precedente "Diamonds on the inside", che contava più influenze reggae e blues; di converso, ovviamente, l'opera è più completa e coerente, e lascia l'idea che Harper abbia deciso una rotta ben precisa per la propria carriera artistica. Rotta che non necessariamente - e lo dico come complimento - è quella più facile per incontrare il facile successo commerciale (ben poche canzoni potrebbero sfondare su Mtv, per capirci).
Musicalmente, vorrei segnalare l'ottima voce di Clarence Fountain, ottimo contraltare alla versatile tonalità di Harper; strumentalmente, come in tutte le opere di questo artista, veramente niente da eccepire. Molto bello il nuovo arrangiamento di "Picture of Jesus", pezzo che nel precedente album era stato eseguito con stile africano dai Ladysmith Black Mambazo.
Insomma, una musica calda e viva, per le orecchie e per lo spirito.

venerdì, ottobre 15, 2004

I (don't) want your sex - Reloaded

Approfondiamo il post di stamane. Pare che questa asessualità stia diventando sempre più manifesta - quasi una tendenza - tanto più che esiste il Asexual Visibility and Education Network. C'è persino un negozio virtuale di abbigliamento asessuale.

Non so a voi, ma il tanga con la scritta "It's only underwear. Get over it." mi pare quanto di più vano e indisponente mai concepito da mente umana.

I (don't) want your sex

Per la nota rubrica "Pensa di meno, adotta un clichè!" ecco a voi la conferma che gli inglesi e il sesso sono in corso di allontanamento come le galassie nell'universo.
Gb: niente sesso, siamo inglesi

Da un rapporto britannico emerge una nuova categoria sessuale, quella di coloro che rifiutano il sesso e che si definiscono 'asessuali'. [...] Alcuni di loro semplicemente hanno pulsioni sessuali molto basse, altri hanno stimoli sessuali ma non si sentono attratti da persone di alcun sesso.

L'ultima frase suona un pò criptica: uno può avere stimoli sessuali senza essere attratto da qualcuno? E che è, vuole fare sesso con il divano in pelle?

giovedì, ottobre 14, 2004

La canzone di Bobby Long

Questo è il prossimo che m'incuriosisce vedere. Oltrettutto c'è l'adorata Scarlett Johansson!

Kerry, Buttiglione, politica, religione

Sul sito della CNN (e su altri due o tre gazzilioni di pagine web) troviamo la trascrizione completa del dibattito finale Bush - Kerry. Il dibattito finale verteva principalmente sugli aspetti della politica interna, dall'economia nazionale al mondo del lavoro, fino a problematiche di carattere sociale ed etico quali l'aborto, la ricerca genetica e il matrimonio tra omosessuali. Visti gli ultimi sviluppi delle posizioni dell'Onorevole Buttiglione in ambito internazionale, mi sembra interessante riportare una risposta del Senatore Kerry.

Domanda:
The New York Times reports that some Catholic archbishops are telling their church members that it would be a sin to vote for a candidate like you because you support a woman's right to choose an abortion and unlimited stem-cell research.
What is your reaction to that?


Risposta:
I respect their views. I completely respect their views. I am a Catholic. And I grew up learning how to respect those views. But I disagree with them, as do many.

I believe that I can't legislate or transfer to another American citizen my article of faith. What is an article of faith for me is not something that I can legislate on somebody who doesn't share that article of faith. [...]

And as President Kennedy said when he ran for president, he said, "I'm not running to be a Catholic president. I'm running to be a president who happens to be Catholic."

My faith affects everything that I do, in truth. There's a great passage of the Bible that says, "What does it mean, my brother, to say you have faith if there are no deeds? Faith without works is dead."

And I think that everything you do in public life has to be guided by your faith, affected by your faith, but without transferring it in any official way to other people.

martedì, ottobre 12, 2004

Scripta Manent: il coraggio di sbagliare

"Tutto quello che so è che ho sbagliato il 100% dei tiri che non ho avuto il coraggio di provare"

[Wayne Gretzky, commentando la sua eccellente media di tiri andati a rete]

The Village

Qualcuno, per piacere, qualcuno mi dica cheThe Village, l'ultimo film di M. Night Shyamalan (Il Sesto Sesto, Unbreakable, Signs) non è semplicemente una storiella a sfondo ecologico - ambientalista - naturista. Per pietà, possiamo avere un thriller / horror che racconti nuovamente del Male, interiore ed esteriore, e che non sia l'Esorcista o qualche suo rimaneggiamento?

Arrivederci, Ka-el

E' morto Christopher Reeve.

"So many of our dreams at first seem impossible, then they seem improbable, and then when we summon the will, they soon become inevitable."

lunedì, ottobre 11, 2004

Tuttò cio che hai perso, o le onde a Santa Catalina




*Sull'ultima pagina ingiallita di quel vecchio romanzo tascabile c'era una dedica, ormai illeggibile*


La luce ambrata dell'alba, a Santa Catalina, è una lenta esplosione che sale dalla terra, dietro la spiaggia. Una fiammata a rallentatore, un sole translucente visto dall'interno. Mentre ti si aprono gli occhi - gonfi per l'ora inusuale, ma anche per la birra della sera prima - tutte le sfumature dal blu all'arancio si riappropiano del cielo notturno; qualcuno, da qualche parte, spegne le stelle, per ora. Lo sfondo terso ti si apre tutto intorno, oltre l'illusione di un orizzonte rettilineo. Un sipario aperto.

*In una notte di tarda estate, tuo fratello continuava ad ascoltare un consumato 33 giri dei Canned Heat di cui non riuscivi a ricordare il titolo*

La brezza che si alza è fredda, più di quello che ti aspetteresti dopo il tepore silenzioso della notte. Ma è uno strano vento di traverso, indiretto, che porta odore di oceano aperto, ed è piacevole che sia solo questo a svegliarti davvero. Ti rialzi, ti stiracchi, ti risiedi. Aspetti un pò, accanto alla tavola. Aspetti che arrivino.

*Quando guidasti da solo per la prima volta , senza neanche più la paura al tuo fianco, ti parve d'essere un gradino più libero*

Il rombo aumenta puntuale come sempre, anche se non è mai uguale a sè stesso. Un sordo tuono ritmico che arriva da distante, da dove nessuno saprebbe dirlo. Non hanno inizio, le onde di Santa Catalina: sono come un rito, come una sorta di ordine morale scritto nell'acqua e nel vento. Le ascolti in silenzio, mentre passi la cera sulla tavola con morbidi movimenti circolari, che hanno anch'essi del rituale - qui dove metterai le mani, qui dove metterai i piedi. O almeno dove credi li metterai. Cadere fa parte dell'imprevisto, l'imprevedibilità fa parte dell'ironia, l'ironia parte del gioco.

*Avresti dovuto scriverlo, quell'indirizzo; quando tornasti, avevano già traslocato, chissà dove*

Ti piace lasciare scivolare per qualche metro la tavola sull'acqua bassa. Pare leggera, quasi insostanziale; e ti piace pensare che sarà quell'insostanzialità a tenerti in piedi. L'acqua ti sveglia i sensi definitivamente. Ti stendi e cominci a nuotare, con bracciate sempre più energiche, mentre con le gambe cerchi di conservare il centro della tavola.
Le prime onde che incontri sono leggere, perchè in qualche modo sei riuscito a partire al momento giusto. Ma per quanto leggere ti danno un ritmo: il ritmo per la bracciata, il ritmo per il bilanciamento sulla tavola, il ritmo per il respiro.
Come se le onde fossero il respiro dell'oceano, un respiro lontano al quale cerchi di sincronizzarti.
Alla prima onda impegnativa, la punta della tavola si alza a guardare il cielo; per un istante, distratto, ti pare di scivolare. Poi si riabbassa veloce, e allora la vedi, a meno di una decina di metri. Una massa di schiuma rombante, troppo vicina. Senza pensarlo, sai che devi passarle sotto: prendi più velocità possibile, per poi afferrare i lati della tavola. Tutto il peso va in avanti, sulla punta della tavola, facendoti infilare all'interno della base curva di quel muro d'acqua.

*La ragazza del treno in partenza aveva gli occhi di due colori diversi, uno verde e uno marrone chiaro; entrambi però luccicavano alla stessa maniera, dietro il finestrino*

Sopra e sotto un'esplosione d'acqua ti avvolge. Adesso il respiro è tutto dentro, aria dentro a dare energia a bracciate subacquee. L'esperienza ti dice, anche lì sotto, che il tempo è poco. E il tempo è veramente poco: quando riemergi e apri gli occhi e la bocca, l'onda seguente è già lì. Maestosa: un tubo d'acqua verde e azzurro e argento, un tuono liquido pronto a spazzarti via. Nessun pensiero guida le tue gambe, ma ti ritrovi inginocchiato sulla tavola: con un colpo di reni porti l'asse del surf parallelo all'onda, fluidamente.

*Tutto...*

Adesso è lì, e sei lì. In questo momento infili la parabolica disegnata dalla geometria marina. In questo momento senti il sapore del sale in bocca, l'aria schiacciata dalla massa d'acqua, il rumore della schiuma che ribolle alle tue spalle. E' il tempo, che si chiude su sè stesso assieme all'onda. E senza un solo istante perso, ci sei dentro.
Come un equilibrista su una corda tesa verso un infinito inesistente, infine ti alzi. In piedi. Istante per istante, modifichi la tua posizione e quella della tavola, come se non ci fosse più reale distinzione tra te, il surf, il vento, l'onda. Per qualche battito di cuore diviene un tutt'uno: l'illusione del tempo e della separazione si dissolve come un miraggio infine raggiunto.

*Tutto ciò che hai perso...*

Dopo, sei di nuovo sulla spiaggia. Cosa c'è stato, prima? Adesso sembra già siano passati anni interi, di vita.
Guardi le onde, fino a dove riesci solo ad immaginarle. Dov'è, adesso, quella che hai cavalcato? La sua forma, il suo colore, il suo rumore, il suo sapore, il suo dinamico mutare, dove sono?

*Tutto ciò che hai perso ti passa attraverso...*

L'onda: nell'aria, nell'acqua, nella tavola, nelle tue gambe, nelle tue braccia, nei tuoi occhi. L'onda non era scomparsa, come qualcuno avrebbe creduto: aveva attraversato il tempo, e continuava a viaggiare verso l'infinito, oltre la spiaggia, oltre Santa Catalina, oltre le azioni e i pensieri degli uomini. Come tutto quello che ti era successo, ti aveva attraversato - e non l'avresti persa mai più.

*Tutto ciò che hai perso ti passa attraverso, e rimane con te per sempre*

E rimani lì, sulla sabbia ormai calda, senza pensare a nient'altro.

La guerra dei cloni

Si conclude, a New York, l' October Celebration of Cats, mostra felina in cui sono stati esposti numerosi esemplari di gatti clonati.

"Sarà possibile vedere anche alcuni gatti clonati. La clonazione per avere una copia identica del proprio piccolo amico non è però un'operazione economica. Si parla infatti di cifre che partono dai 50.000 dollari."

Lo ammetto: per me è incomprensibile. Sono cresciuto con i gatti fin da quando avevo pochi mesi, e nei momenti di punta a casa mia hanno convissuto con noi qualcosa come sette-otto gatti. Sono una specie di Mowgli con i felini al posto dei lupi, per capirci; nel mio futuro vedo probabile una vita da cinico scapolo gattaro, con tanto di sabati pomeriggio trascorsi in vestaglia, sul divano, ad inveire contro il governo, circondato da plotoni di gatti sonnacchiosi.

Ma il fattore di difficile comprensione è questo: perchè mai spendere un centinaio di milioni per avere un gatto in più, quando il problema di solito è limitarne l'esorbitante crescita demografica?

Uno di quei giorni

Uno di quei giorni. Non di quelli delle pubblicità di assorbenti, per carità; non di quelli dove tutto ti far girar le balle per motivi squisitamente e deliziosamente biologici. No.

Uno di quei giorni per andare avanti, nonostante tutto, e forse proprio in barba a tutto. Uno di quei giorni in cui fai l'inventario di un'ipotetica valigia che possa contenere tutta la tua vita attuale.

Aprirla, e metterci nell'ordine: una cena rumorosa in un agriturismo sperduto, con qualche amico e del vino rosso duro e scuro; un paio di libri che sai eccezionali, tanto che li rileggi anche se nessuno lo saprà mai; due o tre citazioni da film geniali visti con il silenzio attorno; il sorriso di una o due persone care; due strofe di Simon & Garfunkel da canticchiare passeggiando su marciapiedi affollati.

Non poco, non troppo: giusto quello che basta disegnarti in profilo, senza inutili particolari o arricchimenti. L'essenziale è invisibile eccetera eccetera.

Una valigia da Eta Beta per un Jon Voight metafisico in un tuo
Uomo da marciapiede personale. Nei primi giorni in cui tornando a casa vedi i lampioni accendersi per il buio, lo sai bene che niente in realtà ti scivola via, niente esce da quella valigia.

Tutto te stesso in una valigia, comodo e senza pensieri, e fanculo a tutti i giorni in cui è diverso da così.