venerdì, settembre 10, 2004

Fahrenheit 9/11, del fine e dei mezzi

Ho infine pubblicato su "La Celluloide" la mia recensione di Fahrenheit 9/11, il discusso documentario di Michael Moore. La recensione non è approfondita come vorrei, ma da un primo punto di vista su questa controversa opera cinematografica. A questo proposito, sicuramente stimolante è la posizione - forse troppo critica - di Luca Sofri.

giovedì, settembre 09, 2004

Proposta indecente

Su ebay si trova all'asta di tutto: dai libri ai videogiochi, dai vecchi Commodore 64 agli account Gmail. Adesso persino le mogli. Indubbiamente un pò cara...

martedì, settembre 07, 2004

Scripta Manent: Una poesia è una citta

Una poesia è una città piena di strade e tombini
piena di santi, eroi, mendicanti, pazzi,
piena di banalità e roba da bere,
piena di pioggia e di tuono e di periodi
di siccità, una poesia è una città in guerra,
una poesia è una città che chiede a una pendola perché,
una poesia è una città che brucia,
una poesia è una città sotto le cannonate
le sue sale da barbiere piene di cinici ubriaconi,
una poesia è una città dove Dio cavalca nudo
per le strade come Lady Godiva,
dove i cani latrano di notte, e fanno scappare
la bandiera; una poesia è una città di poeti,
per lo più similissimi tra loro
e invidiosi e pieni di rancore...


[da Una poesia è una città- Charles Bukowsy]

Gli occhi di Hedy Lamarr

Fuori - ed era un fuori indefinito e distante, oltre il porto, al largo - la sirena da nebbia di una nave rieccheggiò ovattata e fonda, come il canto di una balena. Francoise si svegliò sudata, con un amaro sapore di ruggine in bocca, intrecciata nelle lenzuola come se avesse combattuto.

Lui non c'era. Se n'era andato; o, forse, non c'era mai stato.

Aveva solo sognato. Solo sognato il calore, solo sognato la vicinanza, solo sognato il tempo. Provò una rabbia affilata contro se stessa, tanto intensa quanto incontrollabile. Nella penombra della stanza, riusciva a malapena ad intuire le forme degli oggetti; la sedia contro il muro, la valigia aperta, l'orologio a pendolo inutilmente immobile. Solo vaghi profili, nel buio.

Non sapeva dire adesso quali fossero i ricordi, quali gli incubi, quali le speranze. Si sorprese a pensare quanto le speranze estinte fossero simili ai bei sogni, quelli che nel pomeriggio non le riusciva di ricordare. Perchè spesso dimentichiamo i sogni più belli?

I suoi occhi, a quel pensiero strano, erano insolitamente simili a quelli di Hedy Lamarr. Qualcosa tra lo stupore e un'innocente malinconia.

Fuori - ed era un fuori indefinito, distante anche stavolta, ma esclusivamente da lei - un piano suonava uno Stravinsky a mozziconi nervosi, delle auto si perdevano per le strade deserte della periferia, qualche gatto gironzolava indolente. E uomini e donne si allontanavano e avvicinavano in danze incomprensibili, in bilico tra fato e scelta. Francoise, poco prima di riaddormentarsi, pensò di essere leggera, leggera e leggera ancora: poco più di una silhouette scura nell'inconscio di qualcuno che l'aveva, una notte, sognata.

lunedì, settembre 06, 2004

Attentato poetico anche quest'anno?

Non so se succederà come l'anno scorso, ma l'idea di liberare un libro - e le idee in esso contenute - mi pare davvero poetica. Poco efficace, forse, ma poetica sicuramente.

Quest'anno vorrei liberare "L'uomo nell'alto castello" di P.H. Dick, un eccellente libro sulla libertà, sul destino e sulla forza insopprimibile della verità.

Carte da parati softcore

Non ho neanche superato metà mattinata e ho già visto le pubblicità (in tv, in edicola e sulla Rete) dei calendari di Alessia, Masha (o Mascia? boh!) e Carolina del GF.

Ma oggi non è solamente il 6 di settembre?

A questo punto potrebbero tranquillamente lasciare perdere il calendario, dato che è ormai sdoganata l'idea di tappezzare case & uffici con foto softcore. Ne saranno contenti i camionisti, che probabilmente non noteranno più alcuna differenza con l'atmosfera dell'amato TIR.

P.S. Avviso alla gentile clientela: i link alle foto sono stati omessi volutamente!

Il Duca Bianco, attese e sincronicità

Stavo scrivendo il post precedente, quando l'Itunes ha deciso di playare Changes di David Bowie. Sul momento non ci ho fatto caso, ma per un attimo mi è sembrato che la prima strofa avesse una qualche sincronia con quello che scrivevo sull'attesa, e sui cambiamenti. Fa così:

I still don't know what I was waiting for
And my time was running wild
A million dead-end streets
Every time I thought I'd got it made
It seemed the taste was not so sweet
So I turned myself to face me
But I've never caught a glimpse
Of how the others must see the faker
I'm much too fast to take that test


Giuro che adesso il collegamento non riesco a vederlo, ma mi pareva ci fosse; è stato tutto un attimo, per dirla alla Anna Oxa. E sarà un caso che l'I-Ching venga chiamato anche il Libro dei Mutamenti, o dei Cambiamenti?

domenica, settembre 05, 2004

... sta aspettando da sei ore il suo amore ballerina

Qualche volta mi viene da pensare che un grande difetto degli uomini sia la propensione ad aspettare. Quando è un'attesa cosciente di sè stessa, intendo; quando si sceglie di attendere, consapevolmente. E' un atto misteriosamente presuntuoso e, nel contempo, disperato: perchè si pretende di immaginare come evolveranno gli eventi.

L'attesa può diventare degenerazione della speranza?

L'attesa può essere una forma di preghiera, verso un dio interiore di sogni e convinzioni?

A volte ho l'impressione che attendere sia un sintomo: constatiamo la differenza tra l'ideale e il reale, e ci aspettiamo che in qualche modo questa frattura si debba saldare. Col tempo, le cose vanno a posto da sole. Sarà vero?

Nell'I-ching si dice che tutto quello che un pescatore può fare è gettare la lenza: poi il suo ruolo diventa solo quello di chi attende. Nessuna pianificazione nè volontà l'avvicinerà più alla sospirata preda; solo attraverso la pazienza dell'attesa si viene a creare il legame tra il pesce sfuggente e l'eventuale pasto. E se il segreto di chi sa attendere fosse questo? La contemplazione come forza di chi conosce i ritmi del tempo?