martedì, agosto 24, 2004

O

La felicità è circolare, ripetitiva, gira su sè stessa spensierata come un cane che gioca con la propria coda. Gli animali lo sanno per istinto, che la felicità è così: i loro giorni sono tutti uguali, mica incatenati da orologi, calendari, impegni, ricorrenze. Gli uomini s'illudono invece che la felicità sia lineare, ogni giorno consecutio del precedente ma con qualcosa in più. Per gli uomini la felicità dovrebbe essere qualcosa di sempre nuovo, eternamente mutevole, esternamente rinnovato.

Chi l'ha scritto? Kundera, se non sbaglio.

Passare le ferie a casa, e non nel grande fiume dei transumanti da spiagge e musei, è un pò immergersi nella nullificante felicità circolare degli animali. Il primo grosso cambiamento che avverti è la difficoltà nel ricordarsi data e giorno della settimana. Oggi è... oggi è martedì? O lunedì? E il giorno preciso? Boh, mi pare che grosso modo dovremmo essere nel Dopo Cristo. Credo.

Passare le ferie a casa, però, non ti dà alcuna garanzia di quella nullificante felicità circolare degli animali. Perchè gli animali sanno crogiolarsi nell'ozio più totale senza problema; spengono l'istinto e si gustano la ripetitività dei secondi, delle ore, dei giorni. Provaci tu, uomo. Dopo un'ora scarsa sei già assalito da tutti i demòni che ti rodono i pensieri, da tutti i posti in cui non sei, da tutte le persone che non vedi. Uff.

Non c'è da odiarsi, a pensare che in fondo in ferie non si sta così bene?

L'altro giorno c'era in TV un film bruttino con Silvio Orlando. I soliti film un pò tristi, simil-sinistroidi, nella cui malinconia non è difficile riconoscersi. Però a un certo punto una frase mi ha colpito, nella scena della notte di S.Lorenzo: tutti i personaggi esprimono interiormente i loro desideri vedendo le stelle cadenti, fino a quando a fine scena tocca a Orlando. La sua battuta, più o meno, era questa:

"Voglio, voglio, voglio. Così tanti desideri... E' come non averne nessuno."

Ecco.

lunedì, agosto 23, 2004

Scripta Manent: Scelte, e strade

"Di regola le grandi decisioni della vita umana hanno a che fare più con gli istinti che con la volontà cosciente e la ragionevolezza"
[Carl Gustav Jung]

domenica, agosto 22, 2004

Incubo di una notte di fine estate

Il fascino torbido dei sogni è la conclamata assenza di rapporti di causa ed effetto: quel principio che tanto pare incatenare ogni realtà che non sia onirica. Causa ed effetto, nei nostri sogni, seguono i percorsi contorti dell'inconscio, e il volere inconsapevole di un demiurgo addormentato. A ben pensarci, di un sogno il sognatore è tutto: il protagonista, gli altri personaggi, l'ambiente, l'atmosfera, il senso. Il sogno è forse quindi un dialogo con sè stessi, operato costruendo nuovi paradigmi di una realtà soggettiva?

Ho sognato - non guardatemi male - di essere una barca a vela. E' stato un sogno velocissimo, senza trama o colpi di scena: semplicemente, per quei pochi minuti tra un altro sogno e il sonno pesante, ero una barca a vela. Non grande. Persa in un oceano gigantesco, immenso, che pareva quasi inghiottire l'orizzonte, e il cielo, e il mondo intero. La sensazione - spiacevole, estraniante, angosciante - era non tanto quella di essere piccolo, quanto quella di essere distante da qualsiasi cosa di familiare e rassicurante.

Dove sono le mie pillole? O_ò