sabato, luglio 24, 2004

Interno notte

Nel cielo notturno, grosse nubi scure rotolano trasportate da un vento caldo.

Nella stanza il buio è tagliato solo dalla luce opaca di un lampione, al di là della finestra aperta.

Nella testa di lui, pensieri multipli si aprono come scatole cinesi uno dentro l'altro, sempre più piccoli e distanti; il suo riflettere, portato su tela, parrebbe un assurdo quadro di Escher.

Nel suo ricordo, il ritorno dal viaggio era rimasto dolce e ruvido come miele grezzo; solamente adesso era arrugginito con il depositarsi dei giorni, che avevano offuscato lo sguardo tranquillo di lei.

Nelle parole di lei, quel giorno, il racconto di un sogno indolente fatto cullata dall'auto; cullata dall'auto, e da chilometri stanchi di autostrada estiva.

Nel sogno di lei, una ragazza legge un diario dimenticato in una soffitta; pagine dimenticate da qualcuno che ha traslocato in fretta, prima di capirne il perchè.

Nel diario la storia di un canzone famosa dei Beatles, "Strawberry Fields"; la canzone lato A di "Penny Lane", o forse il lato B, e forse neanche fa differenza.

Nella canzone, le parole di Lennon tornano agli alberi dietro l'Orfanotrofio di Woolton, dove probabilmente aveva intravisto per le prime volte lo sconfinato, smisurato panorama interiore che avrebbe a lungo cercato di capire.

"No one I think is in my tree, I mean it must be high or low.
That is you can't you know tune in but it's all right, that is I think it's not too bad.
Let me take you down, 'cause I'm going to Strawberry Fields.
Nothing is real and nothing to get hungabout.
Strawberry Fields forever."


Lui si alzò, e andò alla finestra.
Richiuse i suoi pensieri con cura, alla rovescia.
Pensò che quell'autostrada avrebbe corso ancora molto, appena fuori di quel ricordo.
Ma lo pensò solo per un istante.

venerdì, luglio 23, 2004

Trasparente

Alcune persone sanno farti proiettare i desideri fuori, anche quando non vorresti.
Odiose, si vorrebbe dire. Riuscirci...

Meglio intorbidire tutto con del sano doppio malto belga.

La coscienza non tenga conto di questi ricordi

La dimenticanza è una qualità preziosa, che genetica ed esperienza mi hanno in parte negato; almeno in quantità sufficienti, almeno in quantità che mi tornerebbero utili, svegliandomi la mattina e addormentandomi la notte.

Nei thriller giudiziari di questi ultimi decenni (lascito di Grisham e affini in costante trip produttivo) si è soliti sentire una formula che mi ha sempre affascinato:

"la giuria non tenga conto di questa ultima testimonianza"

Misteriosamente affascinante: ciò che è stato detto non è in realtà mai stato pronunciato. Un rewind indolore nel tempo, nelle percezioni dei giurati, e via a smagnetizzarne ricordi e impressioni. Il passato manipolato senza bisogno di macchine del tempo, nè di paradossì in grado di mettere in discussione la relatività einsteiniana. Semplicemente così: passato mutato di mutuo accordo. Tutto sotto l'egida delle legge umana, tutto regolare e controllato.

Sul piano personale, è un bel gioco, ma non funziona. Non funziona perchè dimenticare è un dono, non una capacità; posso affinare la mia memoria, non la possibilità di lasciare andare le cose all'oblio che, di tanto in tanto, meritano. In fondo è un peccato, perchè a volte dimenticare è il primo passo per andare oltre, ricominciare; è la metabolizzazione dell'esperienza riservata ai deboli. Ma forse quest'ultima è solo una mia presuntuosa supposizione.



E' questo che fa Guy Pearce in Memento. Investigatore senza ricordi, se non un passato diventato solo sogno, può riscrivere la sua vita semplicemente cancellando gli appunti dietro ad una Polaroid. Scrivere diventa allora potere concreto di cambiare il passato personale, ricrearsi ogni volta un proprio Talmud e un proprio universo.


E invece per noi, fuori dall'efficace penna degli sceneggiatori, no. Gli sbagli restano lì, a rigirarsi negli angoli dove non guardi. Aspettano. Sanno che ci tornerai, in quegli angoli.
Meno male che con l'esperienza capisci che l'incapacità di dimenticare si può ancora combattere con la capacità di vedere, e accettare.

La gatta non cade in piedi

Pare che Catwoman, il nuovo film sull'antieroina spin-off di Batman, possa assurgere all'ambito titolo di Immane Tavanata Estiva. Questo almeno a giudicare dai giudizi sul noto sito Rotten Tomatoes, la cui media è ad uno storico 11% ...

"Big-budget cheesiness built around the idea of getting Halle Berry into a sexy outfit"
-- Scott Nash, THREE MOVIE BUFFS

"It's bad enough that not only are careers over, but somebody should be slapped."
-- Walter Chaw, FILM FREAK CENTRAL

"Catwoman should never have been made."
-- Stefan Halley, HERO REALM

Un'altra batosta per la Berry, dopo Gothika?


giovedì, luglio 22, 2004

Divano divino

La mia sindrome Ikea assume condizioni mutanti, che mi fanno desiderare visceralmente questo sfizioso divano configurabile.


Attrice non protagonista

S. è l'amica di E.

Non solo nel senso che un rapporto di amicizia le lega. No: S. è l'amica di E. come se questo fosse il ruolo assegnatole dall'ambiente sociale in cui vive. Questo perchè E. è incredibilmente bella e geneticamente affascinante; gli sguardi delle persone (uomini e donne, azzarderei persino di qualche animale) la seguono nella stanza come l'ago della bussola punta costantemente al polo magnetico.

Impossibile in qualche modo non simpatizzare con S., lasciandosi alle spalle qualche suo commento acido che ti fa intuire un'insoddisfazione di fondo. La sensazione che si lascia dietro come una scia leggera: quella di essere in trappola.

Ho raccontato una storia a S., e sono stato così intellettualmente sincero da non spacciarla per mia. Era un testo di parecchi anni fa di Woody Allen, "The Whore of Mensa" (Le puttane del Mensa).

Il punto era più o meno questo: un professionista intelligente e culturalmente molto attivo frequenta delle donne attraenti e fisicamente provocanti. Hot chicks, so.Sposato, ha una vita sessualmente appagante, detto concretamente. Ma non gli basta.
E così si reca presso un'agenzia di puttane intellettuali, disposte per cento dollari a trascorrere una serata a teatro sperimentale, a discutere del pensiero freudiano o a leggere Proust... senza nessuna altra implicazione.

Paradosso all'osso?

"For three bills, you got the works: A thin Jewish brunette would pretend to pick you up at the Museum of Modern Art, let you read her master's, get you involved in a screaming quarrel at Elaine's over Freud's conception of women, and then fake a suicide of your choosing - the perfect evening, for some guys."

mercoledì, luglio 21, 2004

Relatività delle persone

A volte lo spazio di due respiri è come tutta la distanza tra la Terra e Alpha Centauri.

martedì, luglio 20, 2004

Outing televisivo di mezza estate

Ok, lo dirò una e una sola volta. Nel bel mezzo dell'aridume dei palinsesti estivi, ho una sola passione. Adoro, letteralmente, Ally Mcbeal.






Adesso potete anche uccidermi.

Alessandra, essere e avere

Like a bird on the wire,
like a drunk in a midnight choir
I have tried in my way to be free.
Like a worm on a hook,
like a knight from some old fashioned book
I have saved all my ribbons for thee.
If I, if I have been unkind,
I hope that you can just let it go by.
If I, if I have been untrue
I hope you know it was never to you.


Era una sera di Luglio del 1997; una sera dal cielo striato di nubi alte; una sera immersa nel calore di un'estate che già pareva infinita. Erano le notti delle edizioni notturne dei TG che annunciavano la morte di Versace a Miami, e le lotte di Pantani ad un Tour de France dominato da Ulrich.

Alessandra aveva un carattere forte, il più forte che avessi mai riconosciuto in una donna. Non nel semplice senso che fosse testarda o caparbia, no; piuttosto, era guidata da un'energia, da una volontà e da una passione trascinanti. Ti trascinava, sì: come una corrente forte, avrebbe potuto farti sembrare entusiasmante qualsiasi cosa, che si trattasse di equazioni differenziali, cucina ungherese o free climbing. Oddio, al free climbing personalmente non ci sono arrivato mai, frenato forse dalla mia avversione alle altezze... forse.

Non posso dire che fu un colpo di fulmine, quello con Alessandra. Era una bellezza sottile, la sua, e per niente appariscente o aggressiva; non perchè non potesse (e me ne resi conto quando la vidi per la prima volta col vestito da sera rosso che tanto mi piaceva) ma semplicemente perchè non doveva ricorrere a nessuna maschera. Anche in questo senso, era incredibilmente forte: poteva permettersi di parlarti con sarcasmo, quanto di piangere, o di trattarti con una dolcezza assoluta; non c'era soluzione di continuità nel mezzo, nessun stacco che ti facesse capire che in qualche modo fingesse o usasse registri convenzionali.

Like a baby, stillborn,
like a beast with his horn
I have torn everyone who reached out for me.
But I swear by this song
and by all that I have done wrong
I will make it all up to thee.
I saw a beggar leaning on his wooden crutch,
he said to me, "You must not ask for so much."
And a pretty woman leaning in her darkened door,
she cried to me, "Hey, why not ask for more?"


Conoscerla, e stare insieme a lei per quei sei mesi, fu come scoprire qualcosa di nuovo su me stesso. Come se lei fosse stata una specie di chiave per una mia specie di serratura. Scoprire una parte chiusa di te, e renderti improvvisamente conto di tutto ciò che sapevi, ma di cui non ti rendevi ancora conto.
Quell'estate leggemmo insieme "L'idiota" di Dostoevskij, a intermittenza su lezioni saltate di analisi di cui mi sarei dimenticato molto prima. L'ironica sincronicità della vicenda del Principe Myskin mi si sarebbe rivelata poco dopo, per quanto l'avessi intuita mentre fissavo le sue mani, e quel suo anello di oro bianco. Quelle sensazione di avere ed essere, contemporaneamente, era stranamente familiare: era la fine di una contrapposizione.

Era una sera di Luglio del 1997, e dal ristorante indiano sotto l'appartamento di Alessandra proveniva quel solito odore speziato che - quasi incosciamente - cominciava a piacermi. Musica di cartoni animati anni 50 proveniva da qualche finestra più in alto. Ero tranquillo.
"Vieni su!", "No, preferisco che scenda tu."

I suoi occhi marroni mi sembrarono più luminosi e lucidi che mai, quell'ultima sera.

Tornando a casa, sulla vecchia Audi 80 di mio padre, ascoltavo Bob Seger cantare "Against the wind". Pensai di aver fatto quello che sentivo giusto; pensai che un giorno avrei anche capito perchè lo sentivo giusto. E il pensiero che da qualche parte, nel mondo, qualcuno stesse vedendo Casablanca mi fece sorridere.

Oh like a bird on the wire,
like a drunk in a midnight choir
I have tried in my way to be free.

[Bird on the wire, Leonard Cohen]

lunedì, luglio 19, 2004

Piccoli equivoci di stile

Amo (tra)scrivere i miei pseudopensieri.
A volte, però, vorrei farlo con questo stile.

(:

Desideri

I wish I was a neutron bomb for once I could go off
I wish I was a sacrifice but somehow still lived on
I wish I was a sentimental ornament you hung on the Christmas tree
I wish I was the star that went on top
I wish I was the evidence I wish I was the crouds
Or 50 million hands upraised and open toward the sky
I wish I was a sailor with someone who waited for me
I wish I was as fortunate as fortunate as me
I wish I was a messenger and all the news good
I wish I was the full moon shining off a Camaro's hood
I wish I was an alien at home behind the sun
I wish I was the souvenir you kept your house key on
I wish I was the pedal brake that you depended on
I wish I was the verb to trust and never let you down
I wish I was a radio song the one that you turn up I wish


[Wishlist, Pearl Jam]

Persone che scompaiono

Chissà se qualcuno ricorda ancora un vecchio numero di Dylan Dog, "Gente che scompare". Nonostante non fosse un numero memorabile come "Storia di nessuno", la mente contorta di Tiziano Sclavi aveva partorito un'idea che era vagamente inquietante nella sua semplicità. La gente scompare, e questo è un fatto. Nella storia, le persone semplicemente venivano trasportate da una realtà all'altra, e dove erano state non vi era più traccia del loro passaggio: chi le aveva conosciute le dimenticava, le loro esistenze sparivano rimpiazzate dal nulla. Inquietante, certo, ma non così distante dalla realtà come vorremmo pensare.

Le persone scompaiono, in senso figurato, dalle vite di tutti noi, ogni giorno. Non in senso squisitamente fisico: non è solo un viaggio, un trasloco, un nuovo lavoro, o la morte a farle scomparire. No, il discorso è su un piano di rapporto, di relazione: persone che prima erano portanti, punti fermi, del tuo modo di percepire e di essere... se ne vanno. Scompaiono. Ti volti indietro, e la persona che eri abituato a vederti vicino non c'è più, è svanita: alle volte è ancora fisicamente lì, ma il vostro rapportarvi è cambiato in maniera così radicale e repentina da lasciarti interdetto, disorientato. Può lasciare dentro un senso di inquietudine, e di tradimento.

Familiari, amici, compagni, amanti che semplicemente muoiono hanno il loro spirito consegnato nella fissità dei nostri ricordi; il nostro relazionarsi con loro si cristalizza in particolari di vite passate. In questo senso, non scompaiono mai più. E' questa l'intuizione davvero brillante che James Joyce ha nel racconto finale di Gente di Dublino: i morti, nell'eternità dei ricordi, sono più forti dei vivi, invincibilmente immutevoli. La morte consegna all'eternità il rapporto, i sentimenti, le influenze delle vite che si incrociano.

I vivi, con cui intessiamo continuamente rapporti importanti e dinamici, possono scomparire. E' un loro diritto farlo, come è un dovere di chi resta chiedersi quanto, in verità, cercasse sè stesso nell'altro.

domenica, luglio 18, 2004

Emotichè?

Vorrei tanto che qualcuno mi togliesse questo dubbio: esattamente, precisamente, che significa l'emoticon ":*" ? Lo chiedo perchè me la scrivono spesso, e sinceramente non so mai come pormi, che significato attribuirle. La mia acutezza perspicaciosa mi fa presumere che si tratti di una faccina con la lacrima: quindi rappresenta commozione? Tristezza? Malinconia? La saudagi di brasiliana memoria?

Aiuto :(