venerdì, luglio 16, 2004

Prospettive di trascendenza

Interessante intervento di Vaclav Havel, con riferimenti alla situazione socio-politica e alle possibili influenze della coscienza dell'individuo.

In this postmodern world, cultural conflicts are becoming more dangerous than any time in history. A new model of coexistence is needed, based on man's transcending himself.

Scripta Manent - Donne e storie e ...

"Fanno delle cose, le donne, alle volte, che c'è da rimanere secchi. Potresti passare una vita a provarci: ma non saresti capace di avere quella leggerezza che hanno loro, alle volte. Sono leggere dentro. Dentro.

Uno si costruisce grandi storie, questo è il fatto, e può andare avanti anni a crederci,non importa quanto pazze sono, e inverosimili, se le porta addosso,e basta. Si è anche felici, di cose del genere. Felici. E potrebbero non finire mai. Poi, un giorno, succede che si rompe qualcosa, nel cuore del gran marchingegno fantastico, tac, senza nessuna ragione, si rompe d'improvviso e tu rimani lì, senza capire come mai tutta quella favolosa storia non ce l'hai più addosso,ma davanti, come fosse la follia di un altro, e quell'altro sei tu. Tac. Alle volte basta un niente. Anche solo una domanda che affiora. Basta quello."


[da "OceanoMare", A. Baricco]

giovedì, luglio 15, 2004

Mutua influenza?

Uno ascolta gli Smashing Pumpkins perchè è depresso?
O è depresso perchè ascolta gli Smashing Pumpkins?

Connessione semicasuale: bellissima la seguente battuta nella puntata dei Simpsons che vede gli Smashing Pumpkins guest star.... La riporto in originale, è intraducibile:

Corgan: Billy Corgan, Smashing Pumpkins.
Homer: Homer Simpson, smiling politely.


(:

Scripta Manent - Salutismo

"Il mio dottore dice che facendo le scale a piedi si guadagnano minuti di vita. Rampa dopo rampa ho guadagnato due settimane, durante le quali pioverà sempre."

[W. Allen]

Dejà-connu

Da qualche giorno mi capita di sperimentare uno strano fatto: mi pare che tante persone con cui ho contatto, che conosco, o che semplicemente sfioro, abbiano qualcosa di qualcuno già conosciuto. Non nel senso che le abbia già effettivamente incontrate e conosciute: nel senso che hanno tantissime caratteristiche in comune con altre persone che ho già frequentato. La nuova ragazza del mio amico ha lo stesso modo di parlare e sorridere della mia ex; una persona con cui sono in riunione gesticola esattamente come faceva un mio professore; la ragazza seduta di fronte a me in treno legge con la stessa espressione compunta, quasi sofferente, di un'amica; le battute di un tizio ad una festa di compleanno sono esattamente lo stesso genere di umorismo di un vecchio collega di lavoro.

La sensazione è simile ad un dejà-vù, ma non riguarda la dimensione temporale; riguarda la dimensione relazionale, il rapporto soggetto-oggetto stabilito dalla coscienza.

Dejà-connu.

Come se l'altro-da-me si omogeinizzasse, allargandosi e collegandosi ad ogni direzione della mia esperienza. Probabilmente è solo una mia tendenza a semplificare: tendo forse a raggruppare persone e situazioni in stereotipi? E' possibile, anche se non ci metterei la mano sul fuoco. Ipertestualità quotidiana, piuttosto?

mercoledì, luglio 14, 2004

«Elì, Elì, lemà sabactàni?»

Una mattina ti sveglia, e ti scopri a pensare sia meglio andare alla riunione a Bologna con una camicia, piuttosto che con la t-shirt. Ti scopri a pensare che potresti comprare il Corriere, da leggere in treno. E ti scopri paurosamente attratto dall'idea di vivere in un "appartamento Ikea".

Sembrano i primi venti minuti di Fight Club.

Dio mio, che cosa sto diventando?

martedì, luglio 13, 2004

...I Know It's Over

Oh Mother, I can feel the soil falling over my head
And as I climb into an empty bed
Oh well. Enough said.
I know it's over - still I cling
I don't know where else I can go
Oh ...
Oh Mother, I can feel the soil falling over my head
See, the sea wants to take me
The knife wants to slit me
Do you think you can help me ?
Sad veiled bride, please be happy
Handsome groom, give her room
Loud, loutish lover, treat her kindly
(Though she needs you
More than she loves you)
And I know it's over - still I cling
I don't know where else I can go
Over and over and over and over
Over and over, la ...
I know it's over
And it never really began
But in my heart it was so real...


[da "I Know It's Over", Morrissey - Marr]

A volte c'è una strana dolcezza nell'aggrapparsi alle cose già concluse. E' come rivedersi immobili nelle vecchie foto, e per un attimo capire che siamo stati lì, e che qualcosa lì è rimasto.
Bella e potente questa canzone di Morissey: la versione medley di Jeff Buckley ha qualcosa di ancor più malinconicamente angelico.
Consigliata.


lunedì, luglio 12, 2004

Scripta Manent - Velocità relativa

"Niente viaggia più velocemente della velocità della luce, con la possibile eccezione delle cattive notizie, le quali obbediscono ad una propria legge speciale."

[da "The Hitchhiker's Guide to the Galaxy", Douglas Adams]

Ahah. Ah.

Mentre terminavo la mia cena con una sontuosa fettà di tiramisù, ho seguito i primi venti minuti di Shriek su Italia1. Non sono riuscito a ridere nemmeno una volta.
E quasi mi è passata la voglia di finire il tiramisù.

Per compensare ho bisogno di almeno venti minuti di Frankestein Junior. ("Gobba? Quale gobba?")

Se tutto va bene siamo rovinati

Indipendentemente da tutti i possibili fattori esterni, ci sono sempre degli esseri umani scontenti. Non perchè siano particolarmente sfortunati o esigenti: la scontentezza fa parte del loro modo di essere; sono scontenti a priori, e questa condizione permette loro di distorcere qualsiasi percezione in motivi di ulteriore scontentezza. E' una sorta di anello di feedback negativo, un circolo vizioso che autoalimenta rabbia e frustrazione - e che, cosa peggiore, rischia di divenire contagioso.

Mi chiedo quando si entri in questa spirale di eterna scontentezza. Probabilmente sono una serie di eventi esterni, che entrano a far parte dell'esperienza di vita; forse non propriamente metabolizzata, questa esperienza genera un atteggiamento costantemente negativo verso qualsiasi novità e cambiamento. Diventa una parte del proprio carattere, l'esser scontenti; una parte alla quale - istintivamente ma inspiegabilmente - si fa fatica a rinunciare. E' come essere una specie di Pollyanna al contrario, odiosetta e pesante.
Paura del cambiamento? Forse; non sempre, comunque, è semplice autocommiserazione: vi è un più una componente di rabbia, di energia e potenziale inespresso o represso.

Quando sono vicino a queste persone - gli eterni scontenti - non posso fare a meno di percepire una forma di squilibrio. Una lontananza dalla verità, se volete. E non è la semplice (e antica) contrapposizione tra ottimismo e pessimismo; è la pretesa che il loro atteggiamento sia realista, che corrisponda ad una realtà oggettiva pur se filtrata dalla loro esperienza personale. Come se la soggettività avesse un valore assoluto e universale: l'estremizzazione di atteggiamenti già superati dal tardo romanticismo.
Pragmaticamente, l'unica soluzione per non farsi contagiare è innanzittutto accorgersi di questo sifone della scontentezza; a quel punto prendere quella distanza e prospettiva che tanta volte manca agli eterni scontenti. Senza mai dimenticare l'ironia, quanto basta.

"Anche se la felicità ti dimentica per un pò, non dimenticarti mai completamente di lei."
J. Prévert

domenica, luglio 11, 2004

Via col vento

Stamattina mi sono alzato sul presto.
Ancora assonnato, ho guardato fuori dalla finestra.
Il gatto stava volando in giardino.

Già, il vento era davvero così forte.