giovedì, dicembre 30, 2004

La possente fragilità dei sognatori



Tutta la costituzione del mio spirito è di esitazione e di dubbio. […] Tutto per me è incoerenza e mutamento. Tutto è mistero, e tutto è pregno di significato. Tutte le cose sono "sconosciute", simbolo dell'Ignoto. Il risultato è orrore, mistero, una paura troppo intelligente.[…] Il mio carattere è del genere interiore, autocentrico, muto, non autosufficiente, ma perduto in se stesso. Tutta la mia vita è stata di passività e di sogno. Tutto il mio carattere consiste nell'odio, nell'orrore della e nella incapacità che impregna tutto ciò che sono, fisicamente e mentalmente, di atti decisivi, di pensieri definiti […] i miei scritti sono tutti rimasti da finire; si interponevano sempre nuovi pensieri, straordinarie, interminabili associazioni di idee, il cui termine era l'infinito. […] Il mio carattere è tale che detesto l'inizio e la fine delle cose, perché sono punti definiti.


Così Pessoa in un dattiloscritto del 1910. E' un brano forte, determinato nella denuncia di un certo modo di sentire il mondo. Spietato con un sè stesso scrivente.

Una delle scene finali di The Dreamers - I sognatori, di Bernardo Bertolucci - che ho rivisto da poco mi ha dato le stesse sensazioni. Riassumo brevemente la storia, per chi avesse la sfortuna di non averlo ancora visto: il film segue le vicende di tre adolescenti - Isabelle e Theò, gemelli parigini figli di un intellettuale, e Matthew, studente americano - in una Parigi cavalcata dalla rivoluzione sociale e culturale del '68. Il rapporto che si crea tra i tre è estramemente forte ed ambiguo, caratterizzato da una tensione/attrazione su diversi piani: intellettuale, sentimentale, sessuale. Quello che i protagonisti avvertono, prima della fine del film, è la particolarità di quel legame, che avvicina il loro modo di sentire e vedere le cose: questo almeno fino a quando decideranno di uscire fuori dalla riservatezza sigillata di un mondo privato, e gettarsi - secondo il narratore in modo irruente, sbagliato - nel flusso dei cambiamenti dell'epoca.

La vicinanza, un rapporto stretto come quello dei gemelli e dell'amico, segna alcune esistenze per sempre. Perchè la vera differenza nel nostro relazionarci con il mondo - di più, con il reale - non sta tanto nello specifico del nostro sentire, nel sentimento provato. Sta nella presenza e nella forza in sè di questo sentimento, qualsiasi esso sia; in questo senso è più comprensibile anche il dubbio di Caio Valerio Catullo che da mesi riporto a piede di queste pagine.

Ti odio e ti amo. Come possa fare ciò, forse ti chiedi.
Non lo so, ma sento che così avviene e me ne tormento.


E' possibile amare e odiare, contemporaneamente e con la medesima intensità, perchè in certe condizioni l'esistenza di un rapporto si solidifica, diventa un agglomerato complesso di esperienze quotidiane, dalle molteplici sfaccettature. Chi può dire cosa è veramente bene o male, in un'esistenza che non è più meramente concettuale?
Diamo solidità all'evanescente nulla che costruisce un legame; diamo solidità ad un sogno. Nel momento in cui - nella nostra coscienza - percepiamo l'impellente realtà di questo sogno, sappiamo che è sottoposto a tutte le normali leggi della caducità del mondo fisico.

Il mio carattere è tale che detesto l'inizio e la fine delle cose, perché sono punti definiti.

Elisabette, sul finire del film, chiede al fratello in francese se il loro amore, il loro sogno di unità, finirà. Lui, nel dormiveglia, prova a rassicurarla. Ma lei sa che, un rapporto così forte e indissolubile, è in realtà fragilissimo. Una fragilità potente, quella di Isabelle e Theò, quella dei sognatori che vivono le proprie illusioni dandogli una consistenza quasi fisica. La potenza data dalla forza inafferrabile di sogni fatti poco più di polvere e luce, suoni e ombre; la fragilità cristallina di tutte le cose finalmente definite, ed infine finite. Questo sono, i personaggi di The Dreamers, forti nella loro visione e fragili nella loro consapevolezza. E per questo che è impossibile non guardare il film, e provare una certa misteriora dolcezza nei loro confronti; è la stessa dolcezza languida che percepiamo per i nostri castelli costruiti tra le nuvole.

Cosa faremo della forza dei nostri sogni, quando li avremo infine realizzati?
Saremo, sognatori come Pessoa, semplicemente troppo spietati verso noi stessi e i nostri desideri?

7 Comments:

At 3:58 PM, Anonymous Anonimo said...

Eh, quante parole! Gik25 l'aveva liquidato in due righe, questo film :D

P.s.: a proposito di film ci sono due mail per te ;)
Ciao
wsim

 
At 5:19 PM, Blogger Mr.White said...

Domani dò un'occhiata.... Devo riuscire a sistemare il PC di casa, che ha qualche problemino... O_ò

 
At 7:21 PM, Blogger Damiano said...

Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

 
At 8:45 PM, Blogger Damiano said...

L'ho visto ieri sera si sky.
La cosa che mi ha letteralmente sconvolto, nel mio caso, è la facilità con la quale mi sono innamorato dei loro sogni/ideali. Ciòè non mi sono innamorato degli "attori"-questo è strano quanto bello - Sono bastati 30 minuti di film per farmelo amare e cercare il dvd da ricordi.
Mi è piaciuto come ne hai parlato, non è la solita recensione, è un qualcosa di personale che a me piace, mentre la recensione è un qualcosa di freddo - asettico - banale.

 
At 11:46 PM, Blogger Corinna said...

C'entra come i cavoli a merenda, però auguri, Albè :*

 
At 1:40 PM, Blogger Mr.White said...

Auguri, Corì. :*

 
At 1:44 PM, Blogger Mr.White said...

Ah, e per Damiano. Sono d'accordo dell'asetticità di certe recensioni... che si perdono in dettagli squisitamente tecnici. Però ricordo che a suo tempo Wsim mi inviò questa recensione di The Dreamers, che continuo a ritenere una delle meglio riuscite.

 

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