martedì, novembre 02, 2004

Un autunno qualsiasi

Un autunno, uno qualsiasi, uno di quelli che per rievocare dovresti scrivere di foglie rosse e gialle sui marciapiedi nebbiosi. Stereotipi, vignette, cartoline prestampate sul quale annotare qualche ricordo. Durante un autunno così ti viene forte la tentazione di ridurre tutto ad un teatrino. Non un teatro classico, con attori dalla voce forte per rieccheggiare gli incubi e i desideri di ogni uomo; un teatro di cartapesta e gommapiuma, di armature in latta ammaccata, di finzione ben studiata per rubacchiare qualche risata al pubblico distratto.

Un autunno qualsiasi, che ti fa ripensare a quelli precedenti, sforzandoti di distinguerli, come un ubriaco che vede doppio o triplo. E gli attori di quegli autunni, dove sono? Pare che solo le maschere siano rimaste, adesso. Solo le maschere: gran parte di quello che c'era dietro l'ha costruito solo la nostra speranza, e l'illusione, e la sospensione dell'incredulità.