giovedì, novembre 04, 2004

Politica di fede

Wittgenstein, oggi, segnala un articolo del New York Times che focalizza l'attenzione esattamente su quello che volevo dire io ieri nell'ultima parte del mio post. Ne riporto lo stesso frammento, perchè mi pare azzeccato.

"The election results reaffirmed that. Despite an utterly incompetent war performance in Iraq and a stagnant economy, Mr. Bush held onto the same basic core of states that he won four years ago - as if nothing had happened. It seemed as if people were not voting on his performance. It seemed as if they were voting for what team they were on.

This was not an election. This was station identification. I'd bet anything that if the election ballots hadn't had the names Bush and Kerry on them but simply asked instead, "Do you watch Fox TV or read The New York Times?" the Electoral College would have broken the exact same way".


Ecco il punto, vivere la politica come questione di tifo o di fede. Una scelta irrazionale, non basata tanto su un giudizio di valore etico e morale quanto su una posizione preconcetta. Preconcetta, pregiudiziale. Molti - troppi - probabilmente sanno già cosa votare prima ancora di aver visto e giudicato i programmi, le scelte, gli uomini; si vota sulla base di un pre-giudizio.

2 Comments:

At 12:28 PM, Anonymous Anonimo said...

pensavo di emigrare a mururoa... posticino tranquillo,natura rigogliosa, mare pescoso, (in)contaminata barriera corallina...
ma soprattutto, più bombardato di così è difficile per cui per lo meno si sta tranquilli :fagiano:

 
At 12:46 PM, Anonymous Anonimo said...

La tua è una conclusione retorica, White, ;-) e lo sai benissimo.
Del resto anch'io l'ho scritto da un'altra parte: la nuova frontiera della politica è "o con noi o contro di noi". E dimmi tu che razionalità ci sia in tutto questo.
Ciao
wsim

 

Posta un commento

<< Home