lunedì, novembre 22, 2004

Pioggia di rane



"I know this sounds silly, and I know that I might sound ridiculous, like this is the scene in the movie where the guy's trying to get a hold of the long-lost son, you know, but this is that scene. This is that scene, and I think they have those scenes in movies because they're true, you know, because they really happen. And you've got to believe me, this is really happening."

In Magnolia ci sono diversi momenti di in cui Anderson sfiora la pura genialità, ma uno - che ad una prima visione può sembrare strano, se non superfluo - mi ha da sempre particolarmente colpito.
Ad un certo punto della storia, le vite di tutti i protagonisti sembrano affondare, a velocità e con prospettive differenti, ma inesorabilmente. La sensazione è che la volontà non riesca a trattenere il presente, che gli sbagli del passato tornino continuamente a presentare un conto troppo alto - intollerabile, ingiusto.
Tutti i personaggi, poi, si ritrovano soli. Chi in casa, chi in macchina, chi per strada. Soli. E cantano una canzone di Aimee Mann in sottofondo, "Wise Up". Così, inconsapevolmente, contemporaneamente. Tutti quei personaggi sono strettamente legati da un filo comune, invisibile: le loro vite si sono sfiorate per quasi due ore di film senza che mai nessuno toccasse nessun'altro. Così vicini, e così lontani. E poi, in un momento sospeso e incantato, qualcosa di comune nasce dal dolore di tutti. Wise up, dice quella bionda Aimee che ne "Il grande Lebowsky" ci rimetteva un dito. Una saggezza per niente legata a cultura, carattere o predisposizione: una saggezza alla quale arrivano personaggi diversissimi, dalla femme fatale opportunista al ragazzino genio, dalla sbandata tossicodipendente fino al vecchio riccone in fin di vita. Una saggezza che non nasce dal dolore: nasce dal lasciar andare.

Lasciar andare quello che tratteniamo. Angosce, rancori, rimpianti, rimorsi, paure. E ciò che vogliamo diventare: ambizioni, invidie, gelosie, illusioni. Lasciar andare la paura dell'ignoto, e accettare di non poter avere il controllo: il controllo è solo un'illusione. Non sappiamo in ogni istante cosa succederà nel futuro: le previsioni sono solo astrazioni della mente, inesistenti. Non sappiamo se domani sarà un buon giorno, quando la sera ci addomentiamo pensierosi. Non sappiamo come sarebbe un viaggio in un posto nuovo, diverso dalle solite mete. La paura dell'ignoto è ciò che rende così difficile lasciar andare le cose, lasciare scorrere la vita. Il vero controllo, allora, è la fiducia: fiducia in ogni istante, per quello che è e per quello che ti dà.

Il lasciar andare diventa ciò che accomuna tutto il vasto intreccio dei personaggi di Magnolia. Si lasciano andare e - anche senza rendersi conto pienamente della rete di coincidenze, sentimenti, rapporti che li lega - si ritrovano. Con gli altri, dopo che con sè stessi. Uno dopo l'altro, sotto una pioggia di rane che è l'ignoto del presente, quella perfezione inspiegabile dietro ad ogni istante della vita.

"...And it is in the humble opinion of this narrator that this is not just, 'something that happened.' This cannot be, 'one of those things.' This, please, cannot be that. And for what I would like to say, I can't. This was not just a matter of chance. These strange things happen all the time."

2 Comments:

At 12:15 AM, Anonymous Anonimo said...

Uno splendido scritto , caro White...e pensa anche che quel bellissimo film (un crescendo unico, e la colonna sonora lo sostiene a meraviglia) me lo sono visto per la prima volta soltanto dieci giorni fa....
wsim

 
At 9:37 AM, Blogger Mr.White said...

Lieto che tu abbia colmato una simile mancanza, 'sim... non era da te! ;)

 

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