domenica, settembre 05, 2004

... sta aspettando da sei ore il suo amore ballerina

Qualche volta mi viene da pensare che un grande difetto degli uomini sia la propensione ad aspettare. Quando è un'attesa cosciente di sè stessa, intendo; quando si sceglie di attendere, consapevolmente. E' un atto misteriosamente presuntuoso e, nel contempo, disperato: perchè si pretende di immaginare come evolveranno gli eventi.

L'attesa può diventare degenerazione della speranza?

L'attesa può essere una forma di preghiera, verso un dio interiore di sogni e convinzioni?

A volte ho l'impressione che attendere sia un sintomo: constatiamo la differenza tra l'ideale e il reale, e ci aspettiamo che in qualche modo questa frattura si debba saldare. Col tempo, le cose vanno a posto da sole. Sarà vero?

Nell'I-ching si dice che tutto quello che un pescatore può fare è gettare la lenza: poi il suo ruolo diventa solo quello di chi attende. Nessuna pianificazione nè volontà l'avvicinerà più alla sospirata preda; solo attraverso la pazienza dell'attesa si viene a creare il legame tra il pesce sfuggente e l'eventuale pasto. E se il segreto di chi sa attendere fosse questo? La contemplazione come forza di chi conosce i ritmi del tempo?

13 Comments:

At 12:27 AM, Anonymous Anonimo said...

Un'altro dio ancora...
Alkall

 
At 9:55 AM, Blogger Mr.White said...

Affollato, eh?

:F

 
At 10:49 AM, Anonymous Anonimo said...

Io la vedo come un'intensa forma di disciplina interiore. E' la sede naturale della causalità che lavora proprio nel mezzo. L'attesa è una dimensione diversa, divina, se ci pensi. E' un tempo che appartiene agli dei e di cui noi possiamo solo provare a immaginarne la vertigine.
Lieto di rileggerti.
Figaro

 
At 11:05 AM, Blogger Mr.White said...

E' esattamente quello che intendevo, Figaro, seppure la mia forma sia sempre tendente all'interrogativo. Son contento che tu sia tornato - vacanze lunghe, spero!

 
At 11:34 AM, Anonymous Anonimo said...

Affatto! Tanto e intenso lavoro, invece.
Ora va meglio. :)

 
At 1:23 AM, Anonymous Anonimo said...

Quali dei? Una a caso o tutti insieme (fanno i turni...)... bah!
Alkall

 
At 9:54 AM, Blogger Mr.White said...

Un minimo di flessibilità, Alkall. Se interpreto correttamente il pensiero di Figaro, credo che con la parola dei egli non intenda delle entità personali, quanto una realtà estranea al flusso del tempo.
La disciplina dell'attesa, se opportunamente interiorizzata, può fornirci per qualche istante sprazzi di luce su una dimensione che ci è solitamente estranea.

 
At 6:35 PM, Anonymous Anonimo said...

Questo, l'avevo capito... solo che si fa caso alle "scintille" "poetandoci" su... (bello, non c'è che dire...), e si ignora la "luce piena". Una vita fatta di "dettagli", "particolari", belli finchè vuoi, ma sempre col viso rivolto verso terra... Hai una "forza" dentro che potresti librarti in cieli infiniti... Ciao, ciao
Alkall

 
At 11:16 PM, Anonymous Anonimo said...

E quale sarebbe questa luce piena? Adesso sei tu il misterioso?! :D
Figaro

 
At 2:38 PM, Anonymous Anonimo said...

In questa nostra società del tutto e subito, sembra quasi strano che si debba avere ancora la “pazienza” in questo caso per attendere. Che testimonia quanto questa dote naturale (ma da coltivare), sia quasi “scomparsa”, è il tuo post dove quasi viene divinizzata “l’attesa” (possibile solo se possediamo la pazienza). La pazienza, che va a bracceto con l’umiltà (altro fantasma),e la semplicità(peggio che peggio…), sono una “trinità” rara e preziosa. Ma solo attraverso la “coltura” di queste doti, può aprirsi un orizzonte ben più luminoso di chi non le possiede. Ecco perché ti accennavo che ci fermiamo alle “scintille”… E’ chiaro! Chi non ha queste doti, coglie i particolari “del subito”, e si perde “l’ampio orizzonte” della “contemplazione nell’attesa”, vede “il dito”, e non “la luna”. Per questo abbiamo perso la capacità di “cogliere lo splendore di Dio”, e “divinizziamo” le “scintille” di una “normalissima attesa”. Ciao, ciao
Alkall

 
At 3:46 PM, Blogger Mr.White said...

Tra il piccolo e il grande non c'è alcuna differenza. E l'attesa non è da "divinizzare" (non era certo questo l'intento del mio post); ma da relativizzare, da rapportare a quello che siamo.

"Smetti di aspettare, e otterrai il mondo" affermava Buddha. Se l'attesa è aspettativa, desiderio - anche desiderio di comunicare con "Dio" -, è sterile, quando non controproducente. L'attesa che vale la pena di coltivare è quella della contemplazione del reale, prima dell'intellettualizzazione e dei condizionamenti di ogni tipo.

 
At 5:05 PM, Anonymous Anonimo said...

Ero sicuro che non avresti capito... Ciao, ciao
Alkall

 
At 5:53 PM, Blogger Mr.White said...

Con ogni probabilità conosci bene i limiti della tua capacità di comunicazione. :F

:P

 

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