lunedì, agosto 09, 2004

Il Falcone Maltese




Immaginati un'immagine. Una foto di noi due, in un posto qualsiasi dei nostri giorni: in un bianco e nero contrastato, con un minimo di granulosità per dare l'idea del tempo passato.

Adesso, mia cara, siamo forse poco più di questo? Questa domanda mi mette addosso una tremenda voglia di fumare - e io fumo per razionale scelta del mio inconscio, mai per abitudine o assuefazione.
Pare che ci sia troppa ruggine, ormai, nell'articolazione tra noi; niente pare avere la fluidità e la spensieratezza di un tempo. Qualcosa o qualcuno ci ha fregato, ci ha dato una data di scadenza e - Cristo - neanche ce l'ha comunicata in tempo. How unfair, Darling. Esiste qualche associazione di consumatori di rapporti scaduti? Qualche volenteroso Lubrano del rapporto umano?

O forse - ed è un forse mica da poco, è così grosso che King Kong lo scalerebbe al posto dell'Empire State Building, se potesse - il mistero è come potessimo essere "giusti" prima. E' stato il nostro falcone maltese, questo mistero; l'abbiamo inseguito e cercato per due anni, senza sapere davvero il perchè o mascherandolo dietro il paravento dell'incostante felicità. Come dei Sam Spade fuori parte,
solo alla fine siamo arrivati alla disillusa conclusione che anche il nostro falcone era costruito "col materiale di cui sono fatti i sogni".
Sogni diversi, i tuoi e i miei. How unfair, Darling. Sogni diversi che costruivano una storia di Forse, di Se, di Chissà. Chissà se adesso potremo tornare gli Stranieri che eravamo prima.... Forse no.

Ogni tanto mi capita di ricaricare quella pellicola sul vecchio proiettore della memoria. 24 immagini di te-e-me al secondo, il dolce inganno che suggerisce movimento al nervo ottico. Movimento vivo ancora adesso, su nervi vivi ancora adesso.
Il cinema, in fondo, è una bugia così beffardamente lieve che è impossibile disprezzarla.