martedì, agosto 31, 2004

Faccie



The Big Kahuna è una piccola gemma di cinema contemporaneo, giocato su di una sottile, indefinibile zona di incontro tra commedia e piecè teatrale. La storia, in breve, per qualcuno che non l'avesse visto: tre venditori di una ditta di lubrificanti industriali devono incontrare, nel corso di una convention a Wichita, il presidente di un'importante azienda del ramo. E' lui il Big Kahuna, il pesce grosso, il contatto che rappresenta l'affare di una vita: l'affare che segna per sempre la propria vita professionale, facendole fare un netto e sostanziale salto di livello. Il trio è così composto: Larry (Kevin Spacey), dal comportamento sicuro e dalla parlantina smaliziata e seducente; Phil (Danny De Vito, nel ruolo della sua vita, probabilmente), il navigato esperto in crisi esistenziale, alla ricerca di conferme che non riesce più a trovare nel lavoro; e Bob (Peter Falcinelli), novellino del ramo, ancora pieno di ideali sulla professione, sulla famiglia e sulla religione.

Non mi dilungherò in descrizioni o spoiler sulla trama del film, che consiglio piuttosto di vedere integralmente (se non sbaglio, qualche collana l'ha proposto come DVD in edicola...!); dialoghi e recitazione sono di buon livello, seppur non sempre ottimale.
Il soggetto passa velocemente dal significato del lavoro al significato della religione, per illustrare allo spettatore alcuni dei dubbi che assillano i personaggi - più precisamente Phil - nel momento in cui la frenesia del lavoro rallenta.
Rallenta, o magari perde di significato.

Dubbi che riguardano principalmente una cosa: l'onestà, il carattere, la qualità del modo in cui viviamo, e il senso che diamo a ciò che facciamo. Il carattere è un dono o qualcosa che si può acquisire con l'esperienza? Questa è la grande domanda proposta dal film.

La conclusione è espressa, prima di tutto, in quei primi piani solitari di Danny De Vito: faccie. L'espressione di Danny De Vito in quelle quattro, cinque inquadrature disperse nel corso del film riassume quella che poi è anche la sua conclusione, al termine del film. L'onestà, il carattere, la qualità umana ti nasce dentro con l'esperienza del rammarico, della consapevolezza di ciò che hai perso; nel momento in cui ti guardi indietro, e sai di aver lasciato laggiù tra le occasioni sfumate qualcosa di importante, la disillusione si trasforma in forza. Una forza dolorosa e a tratti malinconica, certo, ma essenziale per far propria una forma di consapevolezza, di sè e del mondo.
Un sapere, nostalgico ma non privo di speranza ("Andrà bene." è la battuta di Phil ripetuta più spesso), tutto nella faccia di un bravo attore.

3 Comments:

At 2:40 AM, Anonymous Anonimo said...

Posso dirlo? :saichisono:

 
At 10:00 AM, Blogger Mr.White said...

Eh, per quanto i miei poteri paranormali siano sviluppati non vanno molto al di là del prevedere la prossima replica di "Altrimenti ci arrabbiamo".

"Saichisono", che vorresti dire? Che è una cagata?

 
At 12:27 PM, Blogger Mr.White said...

Ehm, credo d'aver capito.... :S

 

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