venerdì, luglio 23, 2004

La coscienza non tenga conto di questi ricordi

La dimenticanza è una qualità preziosa, che genetica ed esperienza mi hanno in parte negato; almeno in quantità sufficienti, almeno in quantità che mi tornerebbero utili, svegliandomi la mattina e addormentandomi la notte.

Nei thriller giudiziari di questi ultimi decenni (lascito di Grisham e affini in costante trip produttivo) si è soliti sentire una formula che mi ha sempre affascinato:

"la giuria non tenga conto di questa ultima testimonianza"

Misteriosamente affascinante: ciò che è stato detto non è in realtà mai stato pronunciato. Un rewind indolore nel tempo, nelle percezioni dei giurati, e via a smagnetizzarne ricordi e impressioni. Il passato manipolato senza bisogno di macchine del tempo, nè di paradossì in grado di mettere in discussione la relatività einsteiniana. Semplicemente così: passato mutato di mutuo accordo. Tutto sotto l'egida delle legge umana, tutto regolare e controllato.

Sul piano personale, è un bel gioco, ma non funziona. Non funziona perchè dimenticare è un dono, non una capacità; posso affinare la mia memoria, non la possibilità di lasciare andare le cose all'oblio che, di tanto in tanto, meritano. In fondo è un peccato, perchè a volte dimenticare è il primo passo per andare oltre, ricominciare; è la metabolizzazione dell'esperienza riservata ai deboli. Ma forse quest'ultima è solo una mia presuntuosa supposizione.



E' questo che fa Guy Pearce in Memento. Investigatore senza ricordi, se non un passato diventato solo sogno, può riscrivere la sua vita semplicemente cancellando gli appunti dietro ad una Polaroid. Scrivere diventa allora potere concreto di cambiare il passato personale, ricrearsi ogni volta un proprio Talmud e un proprio universo.


E invece per noi, fuori dall'efficace penna degli sceneggiatori, no. Gli sbagli restano lì, a rigirarsi negli angoli dove non guardi. Aspettano. Sanno che ci tornerai, in quegli angoli.
Meno male che con l'esperienza capisci che l'incapacità di dimenticare si può ancora combattere con la capacità di vedere, e accettare.

4 Comments:

At 1:41 AM, Anonymous Anonimo said...

Pensa alla sofferenza di un Funes. È chiaro che le dimenticanze collettive richiedono un accordo comune, altrimenti, dopo che alla luce del sole sono state cancellate le trascrizioni e nell'ombra distrutte le prove, c'è sempre la paura che il solito testimone scomodo spunti dal fondo dell'aula preceduto dall'avvocato d'assalto (se mi passi il termine) che puntando un dito in avanti si toglie l'impermeabile bagnato di pioggia. Pensa a Funes. Lui ne soffre, forse addirittura muore a causa della sua memoria, come ho sempre creduto. Eppure lo stesso Funes soggerisce un modo per liberarsi da quel peso: riempirla futilmente e, se davvero è infinita, non lasciarle altro che la serie infinita dei numeri cardinali. - Daneel

 
At 11:05 AM, Anonymous Anonimo said...

"Meno male che con l'esperienza capisci che l'incapacità di dimenticare si può ancora combattere con la capacità di vedere, e accettare."
Di sicuro non è una magra consolazione, ma il dolore resta e fa male. mm @ http://medea.splinder.com

 
At 12:08 PM, Blogger Mr.White said...

L'accettare non è - nè può essere - la cura per il dolore. Come in fondo non lo è la dimenticanza. Entrambi sono vie per aggirarlo, il dolore; ma credo che solo l'accettazione porti effettivamente ad una crescita personale.

Posso dimenticare qualsiasi cosa, tranne tutti i miei sbagli.

 
At 12:21 PM, Anonymous Anonimo said...

mi inserisco in punta di piedi... se posso... tu tratti un bel problema! quello di sapere o poter dimenticare... ma come in realtà sperimenti su di te, ciò non è possibile, (il nostro cervello non è un hard disk). a me pare che si possano individuare due atteggiamenti: quello di chi subisce la reatà, e quello di chi vuole viverla. solo nel secondo caso è possibile dimenticare, perdonare, ricominciare, ridare-ridarsi una chance, perchè pur non potendo cancellare il ricordo, non ne sono dominato, in quanto con la forza della volontà, decido che ciò va "dimenticato". (un po come quei files che ci sono sempre, ma "hidden"). che ne pensi? quì potrebbero sorgere varie altre domande, perchè ho parlato di: forza, volontà, decisione... ma non voglio essere lungo (e noioso...). bella la tua riflessione, complimenti! se vuoi visitare il mio blog http://cogito-ergo-sum.splinder.it mi farà piacere. ciao ciao
alkall

 

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