mercoledì, novembre 29, 2006

Scripta Manent: l'amore

Frattanto si era fatto tardi e tutt'e due dovevamo andare per i fatti nostri. Ma era stato molto bello, rivedere ancora Annie, dico bene? Mi resi conto di quanto era in gamba – stupenda – e, sì, era un piacere… solo averla conosciuta… e allora io… ripensai a quella vecchia barzelletta, quella in cui c'è questo tizio che va dallo psichiatra e gli fa: "Dottore, mio fratello è pazzo. Crede d'essere una gallina." E allora il dottore gli dice: "Ma perché non lo rinchiude in manicomio?" E quel tale gli risponde: "Già! Ma poi dopo, l'ovetto fresco, a me, chi me lo fa?" Insomma, mi pare ch'è proprio così, grosso modo, che la penso io, riguardo ai rapporti umani. Mi spiego, sono del tutto irrazionali e pazzeschi e assurdi e… ma… mi sa tanto che li sopportiamo perché, hm… tutti quanti… più o meno ne abbiamo bisogno, dell'ovetto fresco.

[Woody Allen, da "Io e Annie"]

lunedì, novembre 27, 2006

"9" - Damien Rice

Dopo qualche ascolto, due righe sul secondo album ufficiale di Damien Rice. "9" dè l'ideale prosecuzione di "O", e ne segue il filone di musica tra il folk e il pop minimalista - nessuna grossa innovazione, a dire il vero, ma ancora voce tormentata e chitarra acustica ridotte all'essenziale. Una musica che fa delle pause uno strumento, e della contrapposizione tra la voce di Rice e della Hannigan un'invenzione continua. Molto belli i testi, che tornano ancora una volta su desideri d'amori impossibili, inquietudini rabbiose, piccoli tormenti quotidiani raccontati con un linguaggio spesso molto forte. Segnalo in particolare la lenta e dolcissima "9 Crimes", la dylaniana "Coconuts Skins" e il crescendo musicale di "Elephant". Pur non originalissimo, resta un bel album "liricamente" irlandese e "piovosamente" emozionante.


martedì, novembre 21, 2006

Tempus fugit ancora, o la mia cena dei coscritti


Non so quanti casi ti spostano in giro per il mondo. Gli studi. Gli amici. La sfiga. Il lavoro. Le donne. La famiglia. La malattia. La naja. Il culo. Ti accorgi che negli ultimi dieci o quindici anni ne hai viste di cose, di cartoncini delle probabilità e degli imprevisti ne hai pescati tanti e differenti. E magari hai perso di vista tutto quel piccolo mondo fatto di maestre e merendine, cartoni animati pomeridiani, calippi alla cocacola e palloni da calcio incastrati sotto le marmitte delle 127. Quel mondo fatto di bambini che hai conosciuto bambini; quelle piccole persone che sono state tra le prime a formare la tua idea di "società".

Poi, arriva la cena dei "coscritti", del 1976.

Trentanni. Trenta. Anni.

Tra le prime chiacchere con quelli con cui hai più (o ancora) confidenza volano gli sguardi incuriositi. Sguardi a cercare visi,
segni su quei visi stranieri che ti ricordino quei bambini che hai conosciuto, anche tu bambino. Cercare le risate e i pianti, gli
scherzi, le prime cose imparate. Il compagno di banco con cui hai condiviso i pensierini da fare a casa per punizione. La bambina mora che aveva difficoltà a parlare. Quello che a calcio era un dio, che adesso fa l'assicuratore. Quella che è svenuta durante l'interrogazione d'italiano, per l'emozione, che adesso fa l'infermiera professionale. Il buffone della classe, che ancora non perde occasione per mettersi in boxer e mostrare il culo. Vedi la ragazzina che per prima t'ha detto ti amo - con un'onestà che va quasi oltre il significato del gesto - , passata attraverso una splendida adolescenza, adesso mamma con qualche chilo in più, ma un sorriso ancora luminoso. Vedi volti segnati da momenti difficili e scelte sbagliate, capelli diradati, sorrisi abbozzati, ricordi fattisi incasinati e distanti. Pensi a loro come specchi dei giorni che non ti sei accorto passavano; mentre ti ritrovavi ad avere una birra preferita, a farti la barba, al tuo primo bacio e al tuo primo addio, loro facevano le stesse cose.

E adesso li ritrovi qui, una sera, e ti rendi conto di quanto segnano il tempo; ti rendi conto che le loro, le persone, sono gli orologi della vita.

Trentanni. Strade che sono corse parallele, incontrandosi per qualche attimo, e poi via oltre, come una marcia spanata che entra un attimo dopo di quello che ti aspetteresti.

Alla fine della serata, tra le nebbie del prosecco, della birra e dell'absolute tonic, tra la stupida musica revival e i saluti imbarazzati ma affettuosi, resta una sensazione strana. Ti pare come una tenera nostalgia di un posto in cui avresti voluto essere, ma a cui non sei mai arrivato. Perchè sei stato in altri posti.

lunedì, maggio 22, 2006

Post Pre-Lost

Con una simmetria sincrona che credo sia del tutto casuale, questa settimana vanno in onda le ultime puntate di Lost, rispettivamente prima serie su Rai Due e seconda serie - originale - sulla ABC. La penultima puntata della seconda serie lascia intravedere spunti rivelatori e inquietanti: ma in fondo non è così per ciascuna puntata? Confido, in settimana, di pubblicare un mio parere su questa serie, in toto. Nel frattempo, se seguite la prima serie, preparate le imprecazioni: vi serviranno.

giovedì, maggio 18, 2006

Scripta Manent - Il Progresso Da Lontano

"Ho provato ad immaginare il progresso
Come una grande anima malata
Una enorme concatenazione di cause ed effetti
Grandi numeri e probabilità infinitesimali

Come certe albe di Roma
La cui luce elenca piano gli alberi
Così la linea del progresso si espande
Trasformando i colori delle cose in uno solo
Il bianco

Ho provato ad immaginare il progresso
Come masse di uomini che si spostano
Rincorrendo equilibri impossibili
Mescolando il colore di una bandiera
Con il rumore elettrico di un fast food
Io confondo il bene con i beni
E mi disperdo la coscienza in sensi unici

Guarderò il progresso da lontano
Per esserne affascinato e non coinvolto fino in fondo
Non vedo un altro modo per salvare l'entusiasmo
In questo mondo

Dove ognuno tende ad inseguire
Solo l'ideale di sè stesso
Moltiplicando il senso del potere
Ricercando il compromesso

Eppure noi viviamo nel progresso
Lo utilizziamo per ascoltarci
Per accomodarci, per salvare l'entusiasmo
E lo fraintendiamo con la cultura dell'immagine
Del corpo, dell'apparenza

Ne occupiamo le frequenze,
e ci serviamo di certe sue estensioni
fino a rimanerne abbronzati
perchè può sostituire anche la luce del sole
e la ricerca di un Dio

Così, distinto, cerchiamo protezione
E poniamo distanze tra l'ideale di noi stessi
E tutto il diverso
Moltiplicando il senso del potere,
ricercando il compromesso.

Mi piace immaginare un altro punto dell'universo
Opposto al nostro
Dove un uomo divaga sul progresso del suo mondo
Da una finestra ricavata
In mezzo a una metropoli"

[Il progresso da lontano - Tiromancino]

Zzzzz....

Avete presente quella particolare tecnica del wrestling che fa addormentare l'avversario? Palle, ho sempre pensato. Fino a quando, ieri sera, la sciampista è stata ad un passo dal farmi crollare tra le braccia di Morfeo, con una tecnica degna della Sacra Scuola di Hokuto. Buona notte.

martedì, maggio 16, 2006

Cani randagi

"Scrivere, scrivere, scrivere. In quei giorni non riuscivo a pensare ad altro."
"Ti sei mai chiesto il perchè?"
"Non in quei momenti. Non ne avevo il tempo."
"Capisco."
"Avevo l'impressione che se tutte quelle parole scorressero come un torrente di fronte alla mia mente. Se mi fossi fermato, il torrente avrebbe potuto prosciugarsi, lasciandomi a graffiare il letto secco e sassoso."
"E che ti risposero, alla fine?"
"Che era un'idea meravigliosa. Ma che non avrebbe mai funzionato."
"Ahi."
"E pensare che quello che avevo passato mi sembrava accaduto esattamente per poterne scrivere."
"Forse è andata nel modo più giusto. Forse la cosa migliore è fare e dimenticare."
"Cioè?"
"Un tempo credevo che le mie idee fossero frutto della mia -non ridere- anima. Testimonianza del mio ruolo di creatore. Una cosa mia."
"Cosa ti fece cambiare idea?"
"Lessi una storia che avevo pensato anch'io. Non con le stesse parole, ma con lo stesso concetto. Era sorprendente quanto simile fosse. Se mai ne avessi parlato con qualcuno, lo avrei accusato di furto, o plagio."
"Tutto qui?"
"No. Dopo la sorpresa, passai più tempo ad osservarmi. Mi accorsi che le idee si rincorrevano come cani randagi. Un circolare costante, un brusio inarrestabile. Qualcuno lo definirebbe dialogo interiore: ma era piuttosto un brusio da birreria."
"A proposito, altro giro?"
"Si."
"Continua."
"Allora, mi sono distanziato dalle mie idee. Le ho lasciate circolare, ma mi sono spostato dalla circonferenza al centro. Le ho guardate continuare la loro corsa. Erano indipendenti da me. Potevo guardarle senza paura, nè timore: non erano mai state mie, in senso assoluto. Non più di quanto possa essere tua un'orchidea, o la sua bellezza."
"Vorresti dire che non siamo le nostre idee? Nè la loro somma?"
"Certo che non lo siamo. Siamo molto di più."

lunedì, maggio 15, 2006

Luciano nel Paese dei Balocchi

Non commenterò le ultime notizie sul magico trio Giraudo-Moggi-Bettega, la Juve, il calcio truccato. Ma: ieri sera a Controcampo ricostruivano le intercettazioni con dei brevi video. Video doppiati. Il doppiatore di Moggi era il famigerato "Dj" Lucignolo, un uomo che finalmente - dopo anni passati a raccontarci del popolo della notte - può dire di avere trovato il ruolo della sua vita. Il popolo della pastetta.

Edit: ovviamente Dave mi ha già preceduto ieri sera.